AMORE TOSSICO (1983) di Claudio Caligari

Nel 1983 usciva al cinema VACANZE DI NATALE di Carlo Vanzina. Primo di una lunga serie di cinepanettoni destinati ad elogiare l’ignoranza e la stupidità ormai imperante nelle tv commerciali, fatte di buonismo, false ricchezze, battute insulse, scoregge e puttanate varie, decretando, ahimè, l’inizio del declino cinematografico italiano invidiato ed ammirato in tutto il mondo fino a qualche anno prima.
Per fortuna lo stesso anno vedeva la luce, con mille problematiche e polemiche annesse, un capolavoro assoluto, unico e irripetibile: AMORE TOSSICO del rimpianto Caligari, scomparso nel 2015 dopo aver sfornato un altro gioiello, NON ESSERE CATTIVO.
AMORE TOSSICO è stato un film scomodo, non solo per il tema trattato ma anche perché contro corrente un mondo del cinema italiano che voleva nascondere la merda del proprio paese sotto il tappeto, favorendo commedie vuote ed apparentemente simpatiche destinate a tutti, dalla vecchietta che leggeva ‘Famiglia Cristiana” al paninaro alla Drive In.
Caligari, uomo acuto, dal grande spessore umano e formatosi nel mondo dei documentari scrive la sceneggiatura del film a quattro mani con Guido Blumir (sociologo considerato tra i massimi esperti italiani sul problema degli stupefacenti) e affida ad un gruppo di tossici ed ex tossici ( con tutti i problemi immaginabili durante le riprese) il ruolo dei protagonisti del film. Creando un micro-mondo reale, di linguaggi comuni nel mondo della tossicodipendenza e luoghi noti come Ostia e Roma (al contrario di molti film italiani dell’epoca che manco sapevi in che paese si trovavano) facilmente riconducibile a tantissime realtà di fine ’70 e primi anni ’80 presenti in Italia, dove i ragazzi morivano con la siringa di eroina, o meglio ‘la spada’, ancora attaccata al braccio.
Cesare, Michela, Enzetto, Er Donna, Cioppe, Loredana, Mariuccio non sono parte di un film-documentario che segue la giornata tipo di un gruppo di eroinomani, ma è la rappresentazione più unica che rara di un epoca, a cavallo dei decenni ’70 e ’80, della nostra Italia. Lontana anni luce dalla Milano da bere degli Yuppies, della Carrà e delle televendite selvagge ed anche distante dai riflettori del benessere. Immersa nelle periferie degradanti e dimenticate troppo in fretta da una politica marcia più della droga.

L’aspetto vero, genuino e verace dei protagonisti, dei dialoghi e delle giornate tipo dedite alla sopravvivenza (per procurarsi una ‘piotta’, un limone o un ‘schizzo’) sono l’immagine del loro mondo, comprensibile solo se ci sei dentro e dove l’unico obiettivo vero è arrivare a fine giornata almeno con una ‘botta’ di vita. Personaggi e dialoghi che fanno anche sorridere, ma è un sorriso spesso triste, perché lascia parecchia tristezza e tantissimo amaro in bocca, conoscendo poi la prematura fine di molti di loro, morti per overdose o Aids, altra bestiaccia crudele.
AMORE TOSSICO è un film perfetto nelle sue imperfezioni naturali, impossibile da replicare o migliorare, dove anche un dialogo attorno ad una tela di sangue oppure ad un semplice gelato rischiano di lasciarci senza fiato.
Opera regina che merita di stare nell’olimpo del cinema italiano ed internazionale, non solo di quello “tossico”, perché sarebbe riduttivo e rischierebbe di sminuirne il valore artistico importantissimo, senza il quale una realtà scomoda ma vera del nostro passato rischierebbe di essere dimenticata. Immenso! VALUTAZIONE 10/10

H.E.

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