BLACKFISH (2013) di Gabriella Cowperthwaite

Privazioni, torture, notti in gabbia, lacerazioni e ferite causate da altri simili e riduzione della vita media di un terzo da quella destinata per natura. Non è un film di torture o gore, bensì un documentario lucido e molto attento sula vita delle orche in cattività, da quando sono rapite da cuccioli ed allontanate con la forza dalla madre, a quando sono costrette a subire angherie da parte dell’uomo solo per un soddisfare il peggiore dei mali: il dio denaro. Il docu-film parte da un “incidente” avvenuto in un parco acquatico americano di proprietà della SeaWorld, famigerata azienda che crea e gestisce la maggior parte dei parchi acquatici americani. Una giovane istruttrice dei grossi mammiferi d’acqua venne uccisa da un’orca, Tilikum, un esemplare maschio di 6 tonnellate che vive in cattività dall’età di due anni. Questo è solo uno di decine di incidenti avvenuti nei parchi a tema del mondo dove sono presenti le orche, uno dei carnivori più possenti e micidiali del pianeta. Il documentario descrive l’insabbiamento di tali incidenti ad opera della Sea World perché “the show must go on” e la macchina dei soldi non si può fermare.

Vediamo filmati degli anni ’70 con i primi “reclutamenti” forzati di questi animali, strappati alla natura ed alla loro madre (vedremo anche in cattività questa ignobile prassi), raccontati dagli uomini che le catturavano, ora pentiti, dell’epoca.
Altrettanto agghiacciante la condizione di vita in cattività. attraverso vere e proprie torture. Gli animali non sono buoni o cattivi, solamente non si può pretendere di trattarli come delle macchine, soprattutto se sono carnivori e pesano delle tonnellate.
Le interviste ai cacciatori degli anni 70, ai parenti delle vittime ed agli ex istruttori ci faranno vergognare di appartenere alla razza umana.
Il titolo del docu-film si riferisce dal nomignolo dato alle orche da parte degli indigeni del nord America. Un’opera fenomenale e doverosa che fa veramente male allo stomaco. VALUTAZIONE 9,5/10

H.E.

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