BULLHEAD (Rundskop) del 2011 di Michaël R. Roskam

Film drammatico tosto, anzi tostissimo senza mostrare gore, abusi su minori, stupri o scene violente (o quasi). Non poteva esserci esordio migliore per questo nuovo regista, autore anche della sceneggiatura. La storia è ambientata nel mondo dei commercianti di carne bovina delle Fiandre, nebbiose e fangose, luoghi ed atmosfere ideali per narrare questa vicenda. Un giovane allevatore, Jacky Vanmarsenille, si trova coinvolto in affari poco puliti con la mafia locale che tratta ormoni e anabolizzanti per gonfiare la carne senza nessuno scrupolo. L’incontro con uno dei mediatori riporta prepotentemente alla mente di Jacky un passato doloroso, che si trascina e lo perseguita inesorabile da oltre vent’anni, un segreto oscuro ed inconfessabile, peggiore della morte stessa………

Ormoni e steroidi, muscoli e corna, uomini feriti ed animali in cattività, sono i protagonisti di questo potente noir fiammingo dal ritmo lento, pieno d’atmosfera e personaggi ben caratterizzati, che accompagnano lo spettatore lungo un film, nel quale si avverte da subito che una bomba emotiva ad orologeria sta per esplodere da un momento all’altro. Per far breccia nel nostro cuore, ma soprattutto allo stomaco, il regista presenta la triste storia di un mastodontico protagonista, interpretato da un’imponente e bravissimo Matthias Schoenaerts, perfetto nella parte del gigante ferito e sempre a disagio quando è circondato dalle persone, ma non quando si trova nel fango assieme ai suoi bovini, quasi fosse uno di loro; infatti, quando lo vediamo prendere degli steroidi, pensiamo subito ad una storia di fisico artificiale, proprio come i bovini carichi di ormoni. Il regista colpisce lo spettatore, illuminandoci sul passato del protagonista del film, grazie all’utilizzo di sapienti flashback, quando torna indietro di vent’anni mostrando un Jacky bambino molto gracile, spensierato, che si prende una cotta per una bambina, figlia di un allevatore di bestiame, e con tutto il futuro luminoso che gli si presenta all’orizzonte.

Nella parte centrale della pellicola l’arcano viene svelato, con una delle sequenze più amare, tristi, disturbanti ed anche originali della storia del cinema, che spezza inesorabile il futuro del povero ragazzo e lo destinerà a diventare un “testa di toro” come i bovini gonfiati del padre. Il trauma infantile subito da Jacky ne segnerà inevitabile ed inesorabile, non solo il suo futuro, ma anche quello dei protagonisti della storia, come la bambina divenuta donna, il suo amico e compagno di giochi dell’epoca, testimone del tragico evento, divenuto adulto nel fisico, ma non nel cuore, a dimostrazione che il passato non si può nascondere e dimenticare tanto facilmente.

Il dolore è destinato inesorabilmente ad aumentare per Jacky, perché è accompagnato dal tradimento prima e dall’isolamento dopo, diventando da grande come l’ultimo toro della fila destinato al macello, senza via d’uscita, che può solo scalciare con tutte le sue forze, anche se consapevole della sua fine. Un dramma cupo e angosciante, sulla privazione del futuro che può portare solo ad un’inevitabile e triste autodistruzione solitaria, come quella destinata agli emarginati. Capolavoro assoluto, unico ed inimitabile, un ‘distrurbing drama’ perfetto impossibile da dimenticare! VALUTAZIONE 9,5/10

H.E.

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