IL CAVALLO DI TORINO (A torinói ló) del 2011 di Béla Tarr & Ágnes Hranitzky

“All’uscita dalla sua abitazione di Torino, il 3 gennaio 1889, il filosofo tedesco vede un vetturino frustare il suo cavallo ostinato che rifiuta di muoversi. Nietzsche rimane impressionato dalla violenza dell’uomo e dalla sua volontà di dominare il mondo. Si precipita a fermare il vetturino e singhiozzando abbraccia il cavallo”
Il film inizia con questa aneddoto e prosegue con le immagini di un vetturino, un uomo malandato, con un cavallo che torna nella sua abitazione di campagna dove lo aspetta la giovane figlia. Il vento incessante tormenta le loro giornate, che passano tra la monotonia e la pesantezza della loro misera esistenza….
La storia, ambientata nella steppa ungherese in un’epoca sconosciuta, narra di un contadino, un uomo con il braccio destro paralizzato e (forse) l’occhio sinistro di vetro, di sua figlia, una ragazza volenterosa ed instancabile, e del loro vecchio e stanco cavallo. Gli eventi raccontano (gli ultimi ?) sei giorni della loro miserabile esistenza. Ogni giorno avviene qualcosa di particolare: un vicino di casa che si prodiga in un monologo ermetico e profetico su un’imminente ed inevitabile apocalisse, una famiglia di zingari, un viaggio intrapreso da padre e figlia in stile ‘La scala di Penrose’, l’acqua nel pozzo che finisce e altri piccoli particolari, tutt’altro che insignificanti. La routine quotidiana, malinconica e sofferente, è scandita dal magnifico suono naturale del vento che colpisce incessante le nostre orecchie come sabbia nel deserto. Le immagini appaiono semplici, ma, grazie ad una regia di assoluto valore e gigantesca, sono visivamente spettacolari ed ipnotiche. Il pasto triste e misero, composto da patate lesse mangiate con le mani, vi resterà nella memoria per tutta la vita. Impossibile dimenticare il primo piano del cavallo, all’inizio, mentre è in movimento, e nel finale, nella stalla ed in segno di resa. Queste immagini, come tantissime altre presenti nel film, trasmettono angoscia e disagio indescrivibili.

Opera cinematografica destinata non solo all’immortalità, ma ad una universale capacità di carpire i segreti dell’esistenza umana, dove veniamo visti come semplici granelli di sabbia, in balia degli eventi, indipendentemente dalle nostre imprese nella vita, colpe, misfatti, malvagità od opere di bene…..solo la fine, come l’inizio della vita, ci accomuna (lo stesso destino vale per Nietzsche, citato all’inizio, come per un umile e miserabile contadino)! Film poderoso e immenso! Valutazione 10/10

H.E.

COMPLETO SUB ITA: IL CAVALLO DI TORINO

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