CITY OF LIFE AND DEATH (2009) di Lu Chuan

Film ispirato ad un tragico evento della seconda guerra sino-giapponese (1937-45), il massacro di Nanchino, all’epoca capitale della Cina durante l’invasione giapponese del 1937 in territorio cinese. Il regista realizza un’opera mastodontica e coraggiosa, per la messa in scena spettacolare e per aver osato dare lustro ad un soldato giapponese, scatenando non poche critiche in patria. L’opera ha riscosso successo di pubblico e critica in tutto il mondo, dove il film, per la qualità visiva e drammatica proposta, non teme il confronto con nessun film di guerra del passato, ne occidentale e nemmeno asiatico.
I primi 45 minuti, quelli dell’invasione della fu capitale cinese, sono da apnea visiva, durissimi da vedere e digerire, dove si rimane a bocca aperta per le poderose immagini, crude, violente e iper realistiche. Successivamente la storia ruota attorno alla piccola zona neutrale della città, con a capo un uomo politico e d’affari nazista, del suo assistente cinese e della sua famiglia. La ferocia dell’esercito giapponese non tarderà ad arrivare, risultando disumana e primitiva quando mettono gli occhi sulle ragazze presenti nel campo filo-tedesco, costringendo 100 ragazze cinesi ad offrirsi ai soldati per alleviare la lontananza e la nostalgia della loro patria. Le fasi salienti vedono protagonista un soldato del sol levante, il quale perderà la verginità grazie ad una prostituta cinese e finirà per innamorarsi di lei. Come successo al protagonista dell’indimenticabile COME AND SEE di Elem Klimov, dove le brutalità della guerra vissute in prima persona ne cambieranno profondamente l’animo, non ammorbidendolo ma pietrificandone il cuore.

Un film di oltre due ore che non ti molla mai, che alterna magistralmente le furiose battaglie per strada, le esecuzioni di massa (si stima che nel massacro di Nanchino furono uccisi ca 350.000 cinesi) a momenti strazianti ed emotivamente potenti. Fastidiose ed allucinanti le sequenze di stupro collettivo e perfino le morti inaspettate di bambini, picchi drammatici inaspettati ed indimenticabili.
Nella prima mezz’ora viene dato risalto al generale Lu Jianxiong, l’ultimo ad arrendersi dei cinesi e senza eroismi all’americana, che affronta la morte di petto e senza frasi eroiche, di contraltare un ferocissimo e spietato  generale giapponese, tra i personaggi più crudeli del cinema recente.
Nel finale, durante i titoli di coda, vediamo le foto con le date di vita e di morte dei protagonisti primari e secondari, dove si evince la chiara ispirazione a persone realmente esistite.

L’estetica del film, con un bianco e nero cupo, doloroso e realistico, è superlativa e trasmette tutto il male della guerra e delle sue atrocità, senza cadere nel melodramma banale, nella propaganda o nella retorica. Pochissime volte in un film si mette in luce il dramma della guerra, dove “la vita diventa più difficile della morte’ (cit. dal film). Regia, fotografia, dialoghi e attori di altissimo livello, per un’opera destinata a segnare un solco profondo ed indelebile nel genere dei film di guerra. Un’opera cinese mastodontica, estrema ed emozionante, talmente potente ed intensa che merita assolutamente il massimo dei voti. Un vero capolavoro dei nostri giorni. VALUTAZIONE 10/10

H.E.

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