DEAD MAN (1995) di Jim Jarmusch

Una delle opere cinematografiche più incisive e potenti degli anni ’90. Un western dantesco imprevedibile che galleggia lungo un fiume polveroso di morte e rivelazioni interiori, oniriche e selvagge. Due ore tinteggiate con bianco sporco e nero inchiostro, colori scuri e ombrosi che si accavallano e sovrappongono continuamente, inevitabili accompagnatori del viaggio verso la morte del nostro protagonista, William Blake, omonimo non a caso del noto poeta e pittore inglese.

USA, fine ottocento. Fine Ottocento. Il timido William Blake, dopo un lungo e sinistro viaggio in treno, giunge a Machine, sinistra e desolata cittadina, per essere assunto in un ufficio di contabilità. Al suo arrivo Blake scopre che il posto di lavoro è già stato coperto e viene cacciato dal suo improbabile nuovo datore di lavoro, il burbero John Dickinson. Will si concede, con i pochi soldi che gli rimangono, l’acquisto di una bottiglietta di whisky. In maniera casuale incontra una prostituta che lo invita nella sua casa. Ma il suo ex-fidanzato, Charlie, figlio di John Dickinson, li scopre e spara a entrambi. Will, ferito gravemente al petto, non riesce a salvare la donna, ma uccide il suo assalitore. Dolorante e in fin di vita, ruba un cavallo e abbandona la città di frontiera, addentrandosi in territorio sconosciuto, iniziando un viaggio, tra la vita e la morte, assieme ad un nuovo amico indiano…….

Simile a tutti e a nessuno tra i film western realizzati fino ad allora, DEAD MAN è uno spartiacque tra il vecchio ed il nuovo cinema del genere sopra citato, capace di coniugare i grandi eroi rocciosi del passato, incarnati da John Wayne, a quelli sporchi e cattivi di Sam Peckinpah e Sergio Leone, per finire con quelli sopra le righe dei nuovi film tarantiniani ambientati nel vecchio west americano. Il film vive di coniugazioni continue, tra vecchio e nuovo William Blake, tra la cultura nativa e quella occidentale, tra visioni e realtà, tra presente, passato e futuro, complici questi tre di un paradosso sottile ed effimero e sottile accennato all’inizio ed alla fine di questo film simile al viaggio di Dante lungo i gironi dell’inferno, purgatorio e paradiso.

Le sparatorie violente e alcuni canoni del cinema western, come inseguimenti e riti indiani, non mancheranno (sorprendenti invece accenni a cannibalismo e incesti afferenti alcuni personaggi di contorno), ma è la rappresentazione, spesso grottesca e in apparenza indecifrabile, dei tantissimi protagonisti primari e secondari proposti a trascinarci lungo questa affascinante e misteriosa storia cupa e bizzarra.

Regia e fotografia dal forte impatto visivo ed estetico, dove il cast stellare di prim’ordine (Johnny Depp, Lance Henriksen, John Hurt, Robert Mitchum, Iggy Pop, Billy Bob Thornton e tantissimi altri) si esalta nelle dinamiche, lente ma inesorabili, del continuo mutamento di paesaggi e situazioni, le quali ruotano sempre attorno al nostro anti-eroe William Blake. Onirico, ironico, affascinate, visionario e psichedelico western di fine secolo, reso ancora più grande dalle musiche strepitose di Neil Young, in perfetta simbiosi con gli eventi narrati. Ogni frangente rilevante e significativo nella pellicola sarà accompagnato inevitabilmente dal tocco magico del gigantesco musicista canadese. Brividi cinefili veri!! VALUTAZIONE 9,5/10

H.E.

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