DER UNTERGANG (DOWNFALL / LA CADUTA – Gli ultimi giorni di Hitler) del 2004 di Oliver Hirschbiegel

DER UNTERGANG, a distanza di 13 anni dalla sua prima visione sul grande schermo, una seconda, più attenta e in lingua originale, era d’obbligo, confermando ancora di più il suo immenso valore. Tra i più famosi film tedeschi di sempre, divenuto un successo grazie anche ad una serie di ironiche caricature riprese con sottotitoli in ogni lingua di una sequenza celebre nel film, ovvero quella dove Hitler inveisce furioso contro i suoi generali e fedelissimi.
DOWNFALL, titolo inglese, rappresenta senza dubbio il miglior film mai realizzato sulla figura più rilevante nel 20 secolo, Adolf Hitler, leader indiscusso e maledetto del partito nazional-socialista tedesco dal 1920 al 1945 e capo del governo tedesco dal 1933 fino alla sua rovinosa caduta nella primavera del 1945, con la fine del regime nazista e della seconda guerra mondiale dove morirono, tra civili e militari, quasi 70 milioni di persone (comprese anche quelle della guerra sino-giapponese degli anni ’30). Oliver Hirschbiegel decide di mettere in luce proprio i momenti finali del terzo reich, ispirandosi ad un paio di libri (La disfatta di Joachim Fest e Fino all’ultima ora di Traudl Junge), mostrando gli ultimi giorni di vita di Hitler, di altri protagonisti tedeschi e dei giorni seguenti che portarono alla resa senza condizioni della Germania nei confronti della Russia e degli alleati.

Il lavoro di Hirschbiegel, e di tutto il suo gruppo di collaboratori e attori, è meticoloso e mastodontico, basandosi con scrupolo su materiale autentico, nonché testimonianze importantissime come quella di Traudl Junge, l’ultima segretaria di Hitler dal 1942 fino al 30 aprile 1945. L’ultimo video che riprende in vita Hitler nel marzo 1945, sul cortile vicino al suo bunker, dove premia con le croci di ferro alcuni ragazzi (quasi bambini), viene riprodotto fedelmente nel film, con un Hitler ingobbito e fisicamente a pezzi (con la mano sinistra tremolante, sintomo evidente del morbo di Parkinson, appare sia nel video originale che più volte nel film). Tra i numerosi aneddoti, di confermata veridicità, ci sono alcuni che lasciano a bocca aperta, come il matrimonio con Eva Braun in un ambiente surreale e assurdo, con un particolare decisivo e significativo sul male che proprio il dittatore nazista aveva creato. Il prete che proclamò il matrimonio, prima di pronunciare la famosa frase, chiese proprio al suo fuhrer un documento che autenticasse la sua provenienza ariana. La dimostrazione, come altre nel corso della pellicola, del martellante indottrinamento che aveva subito il popolo tedesco, tutt’altro che esente da colpe naturalmente.
Ancor più evidente nella gioventù hitleriana, “costretta” a combattere fino alla morte contro un nemico, i russi alle porte di Berlino, nettamente superiore e deciso a entrare nella capitale tedesca ad ogni costo. Il fanatismo dei bambini-soldato, anche questo confermato da video storici di quei giorni di guerra (dove vengono immortalati che piangono dopo essere stati catturati), lascia sbigottiti e stupefatti, un’infarinatura distruttiva e del male purtroppo rivista anche di recente in ambienti politici, militari e religiosi di tutto il mondo.

Il film, per fortuna, non è solo un accademico susseguirsi di fatti storici con attori che ricopiano le movenze di personaggi realmente esistiti, ma un dramma-storico straordinario che permette di mostrare, con una luce diversa, la fine di una dittatura devastante come quella del nazismo, con tutte le sue fragilità e debolezze nella inevitabile e rovinosa caduta. Suicidi ed esecuzioni eccellenti e non (quello di Goebbels e famiglia è da pelle d’oca), farneticazioni di illusorie armate da parte di Hitler in grado di salvare una Berlino ormai perduta, le sue idee estremiste e abominevoli sugli ebrei, che non lo hanno mai mollato fino alla fine, ed infine la sua idea sul popolo tedesco, arma nelle sue mani per conquistare il mondo che, venuto meno a tale compito, destinato alla morte e capitolazione senza tener conto di bambini, donne e anziani. Proprio questi ultimi sono i grandi e spesso silenziosi protagonisti del film, i deboli destinati a perire per aver anche loro appoggiato il nazismo o anche per non aver avuto il coraggio di ribellarsi ad esso.
L’importanza storica di quei fatidici giorni segneranno in maniera indelebile tutta la seconda parte del 20 secolo, con una Germania divisa a metà, una dittatura troppo simile al nazismo (DDR) e con molti militanti delle SS e GESTAPO passati alla STASI, il servizio di spionaggio comunista della futura repubblica “democratica” tedesca, a dimostrazione che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Senza esagerare Oliver Hirschbiegel mostra con audacia ed estrema lucidità i giorni più importanti e decisivi del 20 secolo, destinati a lasciare il segno per tutti gli anni a venire.
Ad impreziosire il film una prova attoriale di prim’ordine, quella di Bruno Ganz nei panni di Adolf Hitler. Carismatica, impressionante, magnetica, spesso sopra le righe ed eccessiva, in grado di passare dall’essere disumano e demoniaco noto a tutti, a quello più fragile e prossimo alla fine nascosto nel bunker, costringendo lo spettatore, durante la visione, a provare quasi pietà e compassione per quell’uomo lontano oramai da parate faraoniche e masse urlanti che inneggiavano il suo nome. Revisione storica? Tutt’altro, perché quando eccede nel mostrare il lato umano del dittatore tedesco (austriaco per la precisione) l’Hitler di Ganz mostra tutta la sua malvagità, confermata nel corso di lunghi 25 anni di battaglie personali, politiche prima e militari poi.
Non mancano i momenti più duri, crudi e drammatici nel corso della lunga pellicola (156 minuti). Con sequenze horror degli interventi di chirurgia estrema da campo, battaglie feroci, esecuzioni sommarie, esecuzioni e suicidi/omicidi orripilanti, come quello citato in precedenza di Goebbels e sua moglie, dopo aver ucciso nel sonno i loro sei figli con il cianuro. Probabilmente la sequenza più pesa e spietata proposta dal regista tedesco.
Storia con la S maiuscola, recitazioni eccellenti, sceneggiatura perfetta e musiche sempre in linea con gli eventi proposti, pongono questo film tra i più importanti degli anni zero, destinandolo nel tempo ad acquisire ancora più valore. Opera gigantesca e poderosa sulla pagina più buia della storia tedesca! VALUTAZIONE 10/10
H.E.
 
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