FIRES ON THE PLAIN (Fuochi nella pianura) del 1959 di Kon Ichikawa

Nonostante siano passati più di sessant’anni da FIRES ON THE PLAIN, la più celebre pellicola di Kon Ichikawa, la sua forza travolgente quanto mortificante, sull’inutilità e la disumanizzazione dell’individuo conseguente alla guerra, rimane incrollabile e forse unica nella storia del cinema, non solo nipponico. Lontano dalle pomposità di eroi invincibili del cinema hollywoodiano dell’epoca, questa pellicola, tratta dal celebre romanzo Nobi di Shōhei Ōoka, mette in evidenza, attraverso una visione caotica e quasi dantesca, gli orrori del fronte delle vittime sacrificabili. Nello specifico dei giovani soldati semplici giapponesi dei primi mesi del 1945, ormai allo sbando e destinati ad una fine ubriacata da un onore sempre più sbiadito e costretto a fare i conti con un’amara realtà.
Leyte nelle Filippine, primi mesi del 1945. Nelle fila allo sbando dell’esercito giapponese, seguiamo Tamura, un giovane soldato malato di tubercolosi che lotta per sopravvivere non solo ai soldati americani e ai contadini filippini inferociti, bensì ad una fame sempre più incombente che lo porterà ad un inesorabile declino fisico prima e mentale poi. Mentre i suoi compagni di disavventura lottano, chi più chi meno, per mantenere l’onore, lo spettro del cannibalismo aleggia sempre più minaccioso nei gruppi di soldati lungo le pianure desolate delle isole delle Filippine ……
Difficile trovare opere cinematografiche precedenti così estreme e crude come questa, dove l’orrore della guerra viene catturato e mostrato in tutta la sua brutale verità (in questo caso evidenziato persino dal cannibalismo). Ogni speranza di redenzione o salvezza viene sbriciolata secondo dopo secondo, attraverso un viaggio verso il nulla come quello causato dai potenti dell’epoca e destinato a far finire nel tritacarne migliaia di giovani soldati, impossibilitati a scegliere e costretti ad una rovinosa discesa agli inferi. Dalla paura alla confusione più pura, il protagonista, spinto da un istinto di sopravvivenza naturale, finirà per toccare con mano e vedere con i propri occhi quanto l’essere umano sia capace di trasformarsi in un essere indefinito, primitivo e privo di qualsiasi etica e moralità.
Leggenda vuole che per rendere credibile ai massimi livelli questa pellicola, anche l’attore protagonista che interpreta Tamura (Eiji Funakoshi), sia rimasto due settimane senza mangiare, crollando nella scena finale in maniera naturale. Un finale liberatorio dove il significato del titolo troverà una triste spiegazione, ricca di metafore e simbolismi, afferenti la vita, la morte e soprattutto la guerra con il caos e la violenza figlia della paura che ne spesso ne ha determinato gli eventi.
Nel 2014 Shin’ya Tsukamoto (non uno qualsiasi) si cimenterà, con estremo coraggio, in un remake, più che valido ma lontano dalla negativa epica di questa storica e poderosa rappresentazione del fronte sul Pacifico della seconda guerra mondiale.
FIRES ON THE PLAIN è un’opera da affiancare alle più grandi pellicole partorite dal cinema giapponese a cavalo tra gli anni ’50 e ’60, in quanto ha il merito di demolire, senza sconti, qualsiasi desiderio bellico presente nell’umanità sin dai suoi albori, oltre a scavare nelle profondità più buie e oscure dell’animo umano e …. soprattutto disumano! Capolavoro assoluto!! VALUTAZIONE 5/5

H.E.

Links: FACEBOOK INSTAGRAM LETTERBOXD IMDb TRAILER