GOSTANZA DA LIBBIANO (2001) di Paolo Benvenuti

Nel medioevo migliaia di donne accusate di stregoneria venivano bruciate al rogo in tutta Europa ed in particolare in Italia. A rendere unica la storia di questo film, ispirato fedelmente agli atti del processo avvenuto nel 1594 contro Gostanza da Libbiano (luogo sito nelle colline pisane) accusata di stregoneria e tuttora conservati nell’archivio vescovile di San Miniato, è proprio l’esito finale (da scoprire visionando il film) inatteso del processo ad opera della Chiesa Cattolica. Incaricati di valutare, giudicare e far confessare Gostanza, con mezzi leciti ed illeciti, furono incaricati il vicario del vescovo di Lucca, Padre Tommaso Roffia, affiancato dal suo assistente Mario Porcacchi da Castiglione ed infine dall’inquisitore Padre Dionigi da Costacciaro.
Girato in un bianco e nero cenerino che esalta luci e ombre, GOSTANZA DA LIBBIANO sembra un film perduto del passato e ritrovato per caso ai giorni nostri, dove viene rappresentato con estrema semplicità e con grande efficacia l’ambiente medioevale toscano, anche se mostrato principalmente al chiuso e privato di esterni.
Cuore pulsante del film naturalmente è la presunta strega Gostanza, interpretata alla grande da Lucia Poli, bravissima ad immedesimarsi con la presunta strega.

Il merito di Paolo Benvenuti e del cast è di trascinare lo spettatore veramente nel medioevo cupo e quasi senza speranza, perché la luce arriverà, debole e senza squilli di tromba nel finale, sempre fedele alla storia vera.
Quale era la colpa di Gostanza e di mille altre donne del medioevo che abbracciavano la medicina, alcune come levatrici, altre come curatrici ed altre come semplici donne di casa incuranti dei giudizi altrui? Nessuna, se non essere nate in un periodo cupo e fortemente ignorante e superstizioso privo di lucidità e logica.
Se il punto di forza del film sono le torture subite dalla protagonista e le sue successive confessioni, spesso inquietanti, sulla città del diavolo, sulle sue malie e pratiche magiche, confessioni di infanticidi, a stupire è la lucida sentenza finale, grazie ad inquisitore attento nel giudicare e valutare la semplice verità. Torture non eccessive ma di sicuro impatto, dialoghi d’altri tempi, recitazioni ipnotiche ed il fascino delle streghe finiranno per coinvolgere non poco durante la visione, rendendo questo film unico nel cinema italiano più recente. Un piccolo appello ai giovani registi nostrani. In Italia ci sono migliaia di storie, del suo passato, interessanti che meriterebbero di essere narrate e raccontate con stile e qualità come ha fatto Benvenuti con questo film. Manca forse solo il coraggio di crederci, ed è un vero peccato. Film imperdibile! VALUTAZIONE 9/10

H.E.

COMPLETO: GOSTANZA DA LIBBIANO

Precedente THE DEMOLISHER (2016) di Gabriel Carrer Successivo BLACKFISH (2013) di Gabriella Cowperthwaite