HAN GONG JU (2013) di Lee Su-Jin

Film coreano indipendente ispirato ad una storia vera (consiglio di cercarla solo a fine visione, per non rovinare le numerose sorprese nel film). Una narrazione lenta ma robusta, che alterna flashback, momenti deliranti ad altri crudi e spietati, destinati a lasciare un solco indelebile nel nostro cuore ed anche nella pancia, destinata a soffrire le pene dell’inferno nella parte finale, decisamente dolorosa senza scivolare nel melodramma.   Coinvolta in uno scandaloso episodio, la liceale Han Gong-ju è costretta a cambiare scuola. Poiché i genitori non possono prendersi cura di lei, la ragazza va a vivere temporaneamente nella casa della madre del suo nuovo insegnante. La sua nuova amica Eunhee la ritiene poi una buona cantante e la spinge a lavorare in un locale. Quando un video di lei che si esibisce viene visto dai genitori degli studenti del liceo che frequentava prima, Gong-ju è costretta a confrontarsi con il doloroso passato da cui non riesce a fuggire……

Dopo una primissima parte in apparentemente confusa, con una narrazione innovativa e fuori dagli schemi abituali ma destinata ad alimentare la nostra curiosità, ci immergiamo nell’abisso oscuro della protagonista Han Gong-ju, una straordinaria Chun Woo-hee (THE WAILING), cuore del film e bravissima nel rappresentare una ragazza fredda e glaciale con il mondo che la circonda, in quanto tradita dalle istituzioni, amici e parenti.     Siamo colpevoli anche quando subiamo un’ingiustizia? Sulla base di questa domanda/affermazione il regista Lee Su-Jin costruisce un castello dalle molteplici stanze e visioni: sulla verità, sulla fiducia e sull’ipocrisia della gente (e dei genitori in particolar modo) alimentate dai mass media e dall’ignoranza imperante.

Tecnicamente il film è impeccabile, ma è la sceneggiatura, supportata da un cast fantastico, ad accendere le luci sull’omertà, bullismo e violenza giovanile visti dalla nostra società attuale (non solo coreana) come ragazzate giustificabili con un sorriso ed una pacca sulle spalle. HAN GONG JU è un’opera devastante e straziante, con diverse sequenze dove l’angoscia e l’ansia raggiungeranno livelli elevatissimi (es. l’assalto nella nuova scuola di Han), che fa serrare i pugni per la rabbia e lascia un nodo in gola che difficilmente scivola giù a fine visione. Opera unica che, pur essendo diversa dai grandi capolavori coreani recenti (I SAW THE DEVIL, BEDEVILLED, THE WAILING, HOPE, THE HANDMAIDEN e THE CHASER), per narrazione e rappresentazione del dramma della protagonista merita di stare nel gotha del cinema asiatico recente. Notevole, unico e fenomenale capolavoro drammatico dei nostri tempi. VALUTAZIONE 9,5/10

H.E.

 

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