HANNAH HOUSE (2002) di Chad Smith

Una donna incinta, una casa dall’oscuro passato e posseduta, sogni che di fondono con la realtà, serpenti onnipresenti e fantasmi incazzati. No, non è il solito film con jumpscares e case impossessate che invade indisturbato i nostri cinema da decenni, ma un film a bassissimo budget, molto sperimentale e girato con lo stile dei primi film di Georges Méliès, quindi muti e privi dialoghi, dove le musiche e le didascalie padroneggiano alla grande, ma che ricorda vagamente anche l’opera visionaria, arthouse e sperimentale BEGOTTEN di E. Elias Merhige.
L’incinta Hannah e suo marito Jobe ricevono una lettera dai parenti di Hannah del Nebraska. Viene offerto loro di trasferirsi lì per gestire una fattoria abbandonata a costo zero. Una volta giunti lì, visioni e sogni inquietanti inizieranno a disturbare la loro quotidianità, mettendo a rischio la loro sanità mentale e la vita del nuovo nascituro…….

Film anomalo e fuori moda sicuramente, con effetti speciali semplici e spesso non incisivi, dove la noia durante la visione rischia di prendere più volte il sopravvento. Tuttavia se ci lasciamo trasportare dal film alcune sequenze possono inquietare, come quella del parto o della ricostruzione degli eventi tragici accaduti nella casa nella fattoria prima dell’avvento di Hannah e di suo marito. Girato in un bianco e nero tendente al grigio e sempre sgranato, HANNAH HOUSE, pur non essendo un capolavoro di tecnica, rimane uno dei lavori sperimentali più interessanti del nuovo millennio. Solo per curiosi ed affamati del cinema horror a 360°. VALUTAZIONE 6/10

H.E.

COMPLETO: HANNAH HOUSE 

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