HOUNDS OF LOVE (2017) di Ben Young

Anni ’80. Nella periferia di Perth le persone non sono consapevoli che le ragazze locali stanno scomparendo per mano di una coppia di psicopatici, John e Evelyn White. Una giovane ragazza del posto, Vicki Maloney, sta passando un brutto periodo a causa del divorzio dei genitori, ma il peggio per lei arriverà quando finirà nella rete dei White. Rapita, torturata, abusata e seviziata, Vicky osserva la dinamica tra i suoi rapitori e si rende conto rapidamente che deve incrinare il loro rapporto se vuole sopravvivere  …..

Il cinema australiano ritorna costantemente su queste pagina, regalando l’ennesima perla estrema ricca di suspence e colpi di scena. Ispirato a fatti realmente accaduti a Perth in Australia negli anni ’80, HOUNDS OF LOVE rappresenta un nuovo film che mette al centro della storia la sofferenza del genere femminile vittima di abusi e sevizie da parte degli uomini. Lo fa in maniera brillante e convincente, riportando alla memoria. durante la visione, svariate pellicole a tema segregazione e rapimento del passato oppure con al centro della storia due amanti criminali alla THE HONEYMOON KILLERS di Leonard Kastle. THE GIRL NEXT DOOR (2007, Gregory Wilson) e AN AMERICAN CRIME (2007, Tommy O’Haver), pellicole gemelle, sono le prime ad essere ricordate durante la visione. A differenza delle dolorosissime pellicole citate, il film d’esordio di Ben Young non punta su sequenze sanguinarie e torture estreme, almeno non le mostra, costringendo lo spettatore ad immaginarle ed intuirle. Una scelta che si rivelerà vincente a fine visione, in quanto lo scopo del regista apre chiaro, mostrare il suo punto di vista sulle donne vittime di abusi.

Per quanto concerne la parte estetica e visiva il film è impeccabile, considerando che si tratta di un’opera prima. Già dal primo quarto d’ora, in ‘slow motion’, siamo consapevoli della bontà di film che ci aspetta. Una rappresentazione silenziosa ed efficace dei cacciatori e le papabili prede, con un’atmosfera, che si presenterà più volte nel film e che ricorda tantissimo quel capolavoro assoluto di SNOWTOWN (2011, Justin Kurze), opera di riferimento inevitabile del cinema australiano moderno. Segreti, rivelazioni, bugie e speranze ruotano attorno al trio composto da rapitori e prigioniera, regalando nella parte finale una decina di minuti dove l’angoscia e l’ansia raggiungeranno livelli vertiginosi. Un thriller psicologico estremo più che buono, senza sbavature e con un’ottima caratterizzazione dei tre protagonisti. Tuttavia la sensazione che manchi qualcosa per gridare al capolavoro rimane, forse il finalissimo, forse la paura di mostrare e di osare nelle sequenze più dure o forse un indugiare troppo su alcune sequenze, non rilevanti, di contorno alla storia principale. VALUTAZIONE 8,5/10

H.E.

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