LA DONNA SCIMMIA (1964) di Marco Ferreri

Film ultra cinquantennale di Marco Ferrari ed ispirato alla vera storia di Julia Pastrana, donna messicana del XIX secolo affetta da ipertricosi, una malattia che causa una sproporzionata crescita di peli in tutto il corpo, divenuta un fenomeno da baraccone. Il controverso e talentuoso regista italiano riscrive questa storia, ambientandola negli anni ’60 a Napoli, contesto ideale per burle ed inganni.
Antonio Focaccia, un truffatore che vive e sopravvive di espedienti, incontra in un convento di suore la lavapiatti Maria (Annie Girardot), una ragazza iper pelosa ed ingenua. Dopo averla convinta ad abbandonare il convento inizia a sfruttarla in uno spettacolo rudimentale, presentandola, con tanto di storia fantastica dell’incredibile ritrovamento, come l’ultimo esemplare vivente di donna scimmia. Per permettere il proseguo dello spettacolo Antonio, per levare definitivamente dalle grinfie del convento la donna scimmia e non rinunciare ai redditizi spettacoli, sarà costretto a sposarla …..

 

L’evoluzione e la narrazione, fortemente grottesca e spesso priva di spiegazioni logiche, avviene veloce e sempre a metà strada tra il drammatico e la commedia, tra la critica al perbenismo borghese e l’avidità umana senza scrupoli e sentimenti, o quasi, con uso sapiente di una ironia poco dolce e molto amara.
Perché Antonio, un gigantesco ed indimenticabile Ugo Tognazzi, rappresenta al meglio lo spietato sfruttatore del mostro per il proprio tornaconto personale e guadagno finanziario ad ogni costo. Una figura simbolica della società italiana piena di pregiudizi (ieri come oggi) salvo quando servono per riempire le proprie tasche. Opera grottesca alla Luis Buñuel, dove le spiegazioni logiche non esistono, ma anche crudele alla FREAKS di Tod Browning, dove lo spettacolo, di strada e teatrale in questo caso, regala al mostro/fenomeno di turno un luogo sicuro che, anche se errato, gli donerà un barlume di felicità e normalità.

Opera censurata e uscita all’epoca con finali alternativi a seconda del paese di distribuzione. E proprio la parte finale, un mix di dramma e cinismo crudele oggetto delle citate censure dell’epoca, rappresenta la parte più estrema del film. Quando speriamo di vedere nel vero mostro Antonio un barlume di umanità. ecco il colpo di grazia fenomenale alla Ferreri. Una commedia nera e bizzarra immortale che non risente del tempo passato, in quanto tratta tematiche e situazioni destinate a non passare mai di moda. Filmone stupendo! VALUTAZIONE 9.5/10

H.E.

COMPLETO: LA DONNA SCIMMIA

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