LADONI (PALMS) del 1994 di Artur Aristakisyan

Documentario unico, profondo, spirituale, allucinante, politico e gigantesco nella forma, con un bianco e nero deprimente stile primi anni del ‘900 (sembra in effetti un film perduto e ritrovato dopo decenni), ma soprattutto nei contenuti, con una visione molto cruda, depressiva e senza filtro, sulla vita dei miserabili e mendicanti della Russia anno zero, ovvero quella venuta alla luce dopo la caduta dell’URSS nei primi anni ’90. Sulle note della musica immortale di Giuseppe Verdi seguiamo per quasi due ore e mezza una serie di freaks, disabili, senzatetto e reduci di prigioni e ospedali psichiatrici, dell’ormai ex Unione Sovietica, durante la loro difficile e travagliata quotidianità. Il tutto suddiviso di dieci capitoli, alcuni di pochi minuti, altri di quasi mezz’ora:

CAPITOLO I: LETTO E VESTITI

CAPITOLO II: VITA NELLA PALUDE

CAPITOLO III: YAZUNDOKTA / GIORGIO IL VITTORIOSO / L’UOMO NELLA TINOZZA ROTTA

CAPITOLO IV: ZAR OSWALDO/ CHANCE / PRIMO GIORNO DI LIBERTA’

CAPITOLO V: LA GUARIGIONE DEL CIECO

CAPITOLO VI: SRULIK / FAME / VITA NOTTURNA DI MENDICANTI

CAPITOLO VII: IL FLAUTO MAGICO

CAPITOLO VIII: LE FRONTIERE DELLO STATO DI ISRAELE

CAPITOLO IX: LETTO DI FERRO

CAPITOLO X: IL PARLAMENTO DEGLI UCCELLI

Yazundokta è una donna gobba che viaggia per le strade mendicando, trascinando una cassa in stile Django, con la differenza che all’interno vi trasporta la testa del marito defunto al posto della mitragliatrice del pistolero italiano. Srulik è un disadattato che vive circondato dai colombi, Giorgio il vittorioso è un uomo senza le mani (da qui il titolo Palms), mentre l’uomo con la tinozza rotta è privo degli arti inferiori, ma questo non gli vieta di sfrecciare veloce lungo le strade degradate della Russia.

Famiglie che vivono nei pressi di un acquitrino sporco e putrido, una famiglia di ciechi che si fregano i soldi l’uno con l’altro e tantissimi altri freaks e dimenticati dal signore, dallo stato e dal ‘sistema’. A colpire forte alla mente, perché allo stomaco bastano le sequenze video disturbanti mostrate, abbiamo una voce narrante inquietante di un padre che mette in guardia il suo futuro figlio, purtroppo destinato causa aborto a non venire mai alla luce, sul ‘sistema’, esortando, per tutta la durata della pellicola, anche il figlio a seguire le orme del padre e di vivere mendicando. Un continuo incitamento profetico e invito a seguire le leggi della materia e del sangue, evitando assolutamente le leggi del sistema dialettico e del lavoro, visto come prigione e arma del, mille volte citato nel documentario, ‘sistema’. Una narrazione martellante e soffocante che, oltre ad illustrare in maniera certosina i diversi personaggi reietti presentati, spazia dalla politica nazionale ed internazionale, alla filosofia e religione, al passato, al presente e ovviamente a lucide visioni future, destinate ad una inquietante attualità dei giorni nostri. Un documentario che illustra costantemente la vita dei miserabili lungo le strade sporche della Russia dei primi anni ’90, per raccontare la vita di ognuno di noi, costretti a cercare sempre qualcuno o qualcosa, nella nebbia dell’esistenza, che ci dia sicurezza e ci allontani da quella fine inevitabile destinata chiamata morte!

Artur Aristakisyan è un autore, di origini armene, atipico e quasi completamente fuori da quel sistema che tanto teme nel documentario, autore fino ad oggi di due opere soltanto, questa e l’allucinante e altrettanto potente film ‘L’ULTIMO POSTO SULLA TERRA’ del 2001. Filo conduttore tra le due opere il degrado umano dell’orrore quotidiano destinato, nonostante sforzi disumani da parte dell’uomo, a concludersi con un’inevitabile autodistruzione nel degrado fisico, di certezze e ideali. Un’opera tormentata e mastodontica, per l’enorme quantità di analisi e tematiche trattate, destinata all’immortalità cinematografica! VALUTAZIONE 10/10

H.E.

COMPLETO SUB ITA: LADONI

 

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