L’IMPERATORE DI ROMA (1988) di Nico d’Alessandria

Gerry, tossicodipendente con esperienze di manicomio, vaga sotto i ponti di Roma e tra infime pensioni, squallidi lidi del suo vagabondare. Nel delirio di una notte insonne, si immagina di essere un imperatore romano tornato a portare la vita dopo la fine del mondo. ‘Docu-drama’ italiano indie (sul vero senso del termine) in B/N e opera prima di Nico D’Alessandria. Il documentario vide la luce nel 1987, ma le riprese iniziali risalgono a 5 anni prima, più o meno con l’uscita del film “Amore Tossico”. La citazione dell’opera di Caligari è inevitabile, ma siamo su due terreni differenti. Trattasi piuttosto di un falso documentario drammatico e neorealista.

Il protagonista, Gerry, autodefinitosi ‘caimano bianco’, realmente un tossicodipendente, venne rilasciato dalla clinica dove era ricoverato solo per realizzare questo lungometraggio. Nel corso del documentario lo vediamo bere ed imprecare con tutti, filosofeggiare alla grande immaginandosi un nuovo mondo “pulito” dove i tossici sono liberi di farsi, senza avere rotture di palle o seccature. Lo troviamo poi a litigare con il padre, a vomitare in una sala giochi con solo dei ragazzini presenti, a bere un caffè con una prostituta, fino a farsi una “pera” nei pressi dei monumenti storici di Roma. Tristezza, compassione, rabbia, malinconia, ironia, in quasi 90 minuti, raccontati con una genuina, ma parziale, originalità, che finisce per renderci complici dell’anti eroe Gerry (nome vero Gerardo Sperandini). Il protagonista rappresenta moltissimi tossici, imprigionati nel vortice dell’eroina, degli anni 70 e 80, presenti non solo nelle grandi città, ma anche nelle piccole realtà di provincia (e nei ricordi di chi scrive). Un piccolo lungometraggio semplice, d’altri tempi e dal grandissimo valore artistico, da vedere senza aspettarsi recitazioni da oscar, regie funamboliche e fotografie da urlo, ma solo con una sana curiosità cinematografica. VALUTAZIONE 8/10

H.E.

COMPLETO: L’IMPERATORE DI ROMA

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