IN A LONELY PLACE (2016) di Davide Montecchi

Horror Estremo si tinge sempre più di bianco, rosso e verde, a dimostrazione che un nuovo movimento non ancora definito, ma desideroso di emergere, sta agitando le acque del cinema italiano indipendente. Il passato non ritorna ed il nostro cinema di genere, in particolare quello degli anni ’70, rimane inarrivabile per tutti. Consapevole di questo il regista Montecchi, al suo primo lungometraggio, abbraccia stilemi del cinema di qualità spingendosi controcorrente al cinema contemporaneo disturbante ed avvezzo allo shock oppure al torture più sanguinario.
Senza rinunciare a momenti carichi di tensioni e sequenze inquietanti o fastidiose, il regista, autore a quattro mani della sceneggiatura assieme a Elisa Giardini, lavora di sponda, ponendo l’attenzione dello spettatore su oggetti e location minimali. Specchi (spesso frantumati), ombre, giochi di luce, ambientazioni claustrofobiche avvolgono i due protagonisti di questa storia assieme alle loro anime, coinvolgendole in una partita a scacchi fatta di aforismi, ricordi e racconti, con protagonisti sempre un uomo ed una donna.

La trama iniziale è molto semplice. Thomas, proprietario di un hotel fuori città ormai in disuso invita Teresa, una modella, per un servizio fotografico. Quella che appare solo una scusa da parte di Thomas per torturare la povera Teresa, finirà per riportare a galla un passato oscuro e misterioso di uno dei due protagonisti, inquilini occasionali di questo albergo macabro ed inquietante…..
Non so se il regista ha visto MOST DISTURBED PERSON A PLANET EARTH, shockumentary estremo del web più malsano, e preso ispirazione per una delle scene più dure del film che renderanno felici gli animalisti, ma è efficace e rappresenta un punto di svolta nella pellicola e mette a fuoco l’anima nera di uno dei due protagonisti.

Fotografia e regia vanno di pari passo, in perfetta simbiosi, esaltando la location alberghiera con pochi e ripetitivi colori che rappresentano una felice continuità narrativa, mai banale, mai noiosa con un ritmo lento robusto e straniante facilitato da Thomas, interpretato dal mefistofelico Luigi Busigliani con una prova attoriale di altissimo livello. Non meno importante la prova di Lucrezia Frenquellucci, la Teresa del film.
Opera tecnicamente impeccabile, con una storia semplice solo in apparenza e che scorre su binari tutt’altro che scontati e mostrando le stanze segrete della mente umana, fragili quanto pericolose. Notevole thriller psicologico e…lunga vita al nuovo cinema italiano indie e coraggioso!
VALUTAZIONE 8/10

H.E.

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