MARWENCOL (2010) di Jeff Malmberg

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Mark Hogancamp, una persona normale, con il ‘solo’ difetto dell’alcolismo, una sera viene aggredito da 5 uomini e subisce un pesante pestaggio, rischiando di perdere la vita. Dopo 9 giorni in coma e con la memoria andata in frantumi, Mark si trova in una condizione fisica deficitaria e deve imparare nuovamente a scrivere, camminare mangiare. Nel frattempo inizia a costruire un mondo parallelo, reale fisicamente ma fantasioso, con tanto di alter ego. Un mondo in miniatura in scala 1:6 con tanto di soldati e barbie, denominato MARCONWEL, un’ipotetica cittadina belga della seconda guerra mondiale, con tanto di battaglie, bar e storie dei vari personaggi fittizi, ma tutti collegati al presente e passato (spesso inconscio) di Mark.
Il passato viene visionato per la prima volta attraverso foto e filmati, dove il povero Mark scopre di essere stato sposato ed essere appassionato della seconda guerra mondiale.

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La passione per le bionde (la ex moglie lo era), per l’ambientazione del suo nuovo paese (suo nonno era un soldato tedesco), il continuo associare personaggi del suo mondo con quelli del mondo reale (la madre, il vicino di casa ect) porterà Mark, incitato da conoscenti ed amici, a realizzare una mostra fotografica del suo mondo parallelo, mentre il regista Jeff Malmberg realizzerà questo documentario, alternando interviste alle immagini bizzarre dei soldatini e delle loro disavventure.
La fedeltà dei particolari nel piccolo paese, costruito nel giardino di casa, è impressionante, ma ancora più sorprendente sono le analogie tra realtà e fantasia, Il suo alter ego è ferito in testa come lui, cinque SS )ovviamente gli alter ego dei 5 assalitori) gli danno continuamente la caccia e finiranno più volte per torturarlo, lasciandolo più volte in fin di vita, ma vien sempre salvato dalla sua fidanzata bambola e dalle sue amiche.
Curioso il suo rifugio nella cittadina di MARWENCOL, un bar , trasformato spesso in un “catfight club” dove i combattimenti tra le barbie servono per sollevare il morale delle truppe alleate. Tutto questo appare come una terapia riabilitativa per il povero Mark, per superare lo shock subito in passato. Alcune sequenze del documentario sono significative dei traumi subiti, esempio quando si reca in città “scortato” da una macchinina con dei soldati e barbie “armati fino ai denti”, simbolo delle sue insicurezze e paure mai superate.

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In conclusione il doc vuole entrare, attraverso foto ed interviste a Mark e suoi amici e parenti, nel suo mondo particolare, e Malmberg ci riesce parzialmente e non sempre riesce a mettere a fuoco gli aspetti più significativi. Una storia così interessante nelle mani di Herzog, tanto per citarne uno noto, avrebbe messo in risalto aspetti più profondi ed emozionanti. Da vedere! VALUTAZIONE 8/10

H.E.

 

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