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MASK (Dietro la maschera) del 1985 di Peter Bogdanovich

Dopo solo 5 anni dal capolavoro THE ELEPHANT MAN di David Lynch, un’altra pellicola americana, ispirata ad una storia vera con protagonista una persona affetta da disturbi estetici fuori dal comune, entrò di prepotenza nel cuore degli spettatori più sensibili (e non solo) degli anni ’80. MASK ripercorre l’ultimo anno di vita di Roy Lee Dennis, un ragazzo sedicenne affetto da Leontiasi (una rarissima malattia che causa una grave deformazione del volto), mettendone in luce, senza mai scivolare nel melodramma banale, un’umanità fuori del comune, sua e di sua madre, interpretata da un’ispiratissima Cher, eccezionale nel mettere sul piatto uno dei sentimenti più nobili e puri dell’umanità: l’amore di una madre per il proprio figlio. Fine anni ’70. Il giovane Roy Lee Dennis, che vive assieme alla madre, deve trasferirsi in una nuova scuola di Los Angeles. Roy, soprannominato Rocky, è affetto dalla rarissima malattia di Leontiasi, che finisce sempre per metterlo negativamente al centro dell’attenzione dei suoi coetanei. Spalleggiato dalla banda di motociclisti amici della madre, Florence, Roy, che a scuola risulta essere uno dei migliori, sogna un giorno di andare in Europa e girarla in motocicletta. I medici che lo seguono però non sono ottimisti come lui, in quanto le ossa del viso e del cranio crescono in maniera eccessiva e pericolosa. Come se non bastasse la madre continua a fare uso di droghe pesanti, senza però tirarsi indietro quando deve calmare i mal di testa notturni di Roy …..Sorvolando sulla cover ufficiale del film (ingannevole in maniera esagerata), siamo al cospetto di un dramma americano che fotografa perfettamente le atmosfere dell’epoca (gli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80) e soprattutto quanto le apparenze siano sempre ingannevoli. Non solo sulle discriminazioni continue ed evidenti che subirà Roy, bensì sulle persone che lo proteggono (la madre, il suo compagno e gli amici motociclisti ), destinate anche loro a ingannare abilmente l’intensa umanità che le anima e che finiranno per creare un cuscinetto ideale tra Roy ed il mondo, malvagio, che lo circonda. Se alcune date non coincidono perfettamente, basti pensare che la lettera che Roy nel film leggerà alla madre (uno dei frangenti più emozionanti della pellicola), sarà proprio quella originale del vero Roy (alla sceneggiatura della pellicola collaborò una dottoressa che lo aveva in cura fino alla fine). Se Cher appare monumentale, è impossibile non elogiare la prova viscerale di Eric Stoltz nei panni di Roy. La rappresentazione perfetta dell’universale gentilezza e umanità che caratterizzava questo povero ragazzo, sofferente per i dolori fisici e psicologici (considerata anche l’età adolescenziale, con esigenze annesse, ben rappresentata nel film), che finirà per toccare con mano l’amore e immenso che solo una madre può avere per la sua creatura perennemente indifesa. Oltre ai due protagonisti ampiamente citati ed elogiati, vanno sottolineate le prove di una bravissima anche so giovanissima Laura Dern (nei panni di una ragazza cieca che finirà per innamorarsi di Roy) e di Sam Elliott, quest’ultimo ottimo nei panni di Gar, il compagno di Florence. MASK rimane ancora oggi un film potentissimo, commovente ed estremante significativo su cosa possa rappresentare essere ‘diverso’ oggi come allora. Emotivamente distruttivo (non solo il finale ma il film più volte tocca con decisione il nostro cuore, ved. la scena allo specchio al luna park), questo film meriterebbe di essere visionato in tutte le scuole, al fine di educare le persone a valutare il prossimo per il suo valore umano e non per il suo aspetto estetico, finendo così per cercare anche minimamente di capire cosa può provare, come in questo caso, un ragazzo adolescente visto da quasi tutti come uno scherzo della natura, In questo il film ci riesce alla grande. Un film …. immortale!!! VALUTAZIONE 4,5/5

H.E.

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