MELANCHOLIE DER ENGEL (2009) di Marian Dora

Una delle opere maledette, estreme e controverse del cinema indipendente contemporaneo è sicuramente il secondo film del regista tedesco Marian Dora.
La storia, dopo un inizio shock con protagonista una donna incinta, segue le vicissitudini di due amici di vecchia che si incontrano dopo anni, Brauth e Katze. Dopo aver adescato due ragazze minorenni, Bianca e Malnie, in un ‘luna park’ e con l’aggiunta all’ultimo secondo di Anja, una misteriosa donna assetata di sesso, la combriccola eccitata ed esaltata decide di recarsi in una villa diroccata in aperta campagna. Si uniranno successivamente alla variopinta squadra di amici Heinrich e Clarissa, un vecchio artista eclettico ed una ragazza disabile. La casa è infestata di insetti e animali di ogni tipo, destinati ad essere sezionati e martoriati dopo torture di ogni tipo. Dopo l’uso massiccio di droghe la violenza e l’abominio sono destinati a crescere in maniera esponenziale, i quali andranno di pari passo alle crisi epilettiche e dolori fisici di Katze, sofferente di un male incurabile …..

Il secondo lungometraggio del tedesco Marian Dora, a distanza di tre anni del poderoso CANNIBAL, è un’opera pretenziosa e presuntuosa nella sua rappresentazione di una ricerca ossessiva e depravata della passione estrema attraverso l’inevitabilità della morte, ma soprattutto per l’inutile durata (2 ore e 38 minuti), con alcuni momenti deliranti e ripetitivi decisamente fuori luogo.
Una sforbiciata qua e là avrebbe giovato non poco a questo film, trascinato e faticoso da seguire nella prima parte, abominevole e disumano nella seconda, con una serie di cattiverie e violenze a cascata sempre più feroci, spesso gratuite ma dal fortissimo impatto visivo. Infanticidi, stupri ai danni delle ragazze minorenni (Bianca in particolare), abusi sulla povera ragazza disabile, animali decapitati e decimati continuamente, vomito, pus, sperma, escrementi e urina sono sempre accompagnati da musiche classiche, vaneggiamenti filosofici ed onirici discutibili, destinati a scombussolare la nostra povera mente continuamente. Se la succitata prima parte è da bocciare completamente la seconda si salva, grazie ad una fotografia e regia nettamente più coerenti con le scene mostrate, dove finalmente lo scopo della “zingarata” da parte di Brauth e Katze sarà svelato.

Opera difficile da visionare per lo spettatore mai quanto per il regista stesso, costretto a continui litigi con il cast, le mille difficoltà per realizzare questo film e con le polemiche che hanno accompagnato per gli anni a seguire. Nel cast, oltre al “mitico” cannibale Carsten Frank, troviamo anche l’attore italiano Peter Martell, protagonista di diversi “spaghetti western” nei panni dell’artista anziano (e purtroppo deceduto nel 2010) e l’attore pornografico marocchino nei panni del folle e depravato Brauth.
Se CANNIBAL ed il recente CARCINOMA sono i lavori più riusciti di Dora, MELANCHOLIE DER ENGEL, pur essendo migliore degli altri due lungometraggi del regista tedesco “DEBRIS DOCUMENTARY” e “REISE NACH AGATIS”, dimostra, se era necessario, che super estremo non è sinonimo di qualità. VALUTAZIONE 6/10

H.E.

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