I NEVER LEFT THE WHITE ROOM (2000) di Michael Todd Schneider

Uno spartiacque sperimentale a cavallo dei due secoli. Sporco, grezzo, marcio, allucinante ed allucinogeno. Opera prima del co-regista di AUGUST UNDERGROUND del 2001 di Fred Vogel e attore di diversi film indie (REVENGE IS HER MIDDLE NAME, 2011, Antony Mattews) più o meno noti.
Descrivere il trip di I NEVER LEFT THE WHITE ROOM è impresa ardua, perché la storia è incasinata forte, ma le scene necrofile e di morte presenti nel film difficilmente saranno dimenticate a fine visione.
Nel film seguiamo le allucinazioni violente e perverse di un paziente (interpretato dallo stesso regista) rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ricordi e visioni psichedeliche sono destinate ad alternarsi e fondersi di continuo, incasinando la mente del protagonista e di conseguenza anche la nostra.

Devastazioni corporee, gore, sequenze trip da videoclip anni ’90, sangue a fiumi, sesso estremo necrofilo e molto altro ancora ci trascineranno nell’incubo senza fine del protagonista, con visioni passate e future di dolore, sangue e morte.
Un precursore del cinema indie più estremo degli anni 2000, ispiratore non solo dei lavori futuri di Fred Vogel ma anche di Lucifer Valentine (VOMIT GORE) e di Ron De Caro (THE GATEWAY MEAT). Sperimentale si, ma di classe e visivamente innovativo. Gioiello HE! VALUTAZIONE 7/10

H.E.

COMPLETO: I NEVER LEFT THE WHITE ROOM

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