PRIMO AMORE (2004) di Matteo Garrone

Nel 1997 vedeva la luce il romanzo autobiografico ‘Il cacciatore di anoressiche”, ad opera di Marco Mariolini, psicopatico venuto alla ribalta negli anni ’90. Mariolini, un antiquario del bresciano, separato e con due figli, divenne ossessionato da ragazze magre, anzi scheletriche, al punto da costringere a dimagrire, tramite denutrizione e privazioni alimentari, le nuove compagne. La sua ultima compagna, una ventinovenne di nome Monica, venne uccisa con 22 coltellate dal Mariolini, proprio perché non rispettava le regole imposte dal maniaco. Ad oggi il Mariolini è ancora in carcere. Basandosi su questa macabra storia Matteo Garrone, nel 2004, decise di realizzare il suo secondo lungometraggio

La storia presenta notevoli differenze rispetto alla storia ispiratrice. Vittorio, un orafo vicentino, incontra, tramite un annuncio per cuori solitari, Sonia, una giovane ed ingenua ragazza. Già dal loro primo incontro, una delle frasi del Vittorio “pensavo fossi più magra”, ci mette subito in allarme, lasciandoci intuire la sua fissazione, ovvero l’ossessione per donne magrissime e anoressiche. Sonia, pur di soddisfare il suo “primo amore”, lo asseconda e, su indicazioni dell’orafo, inizia a seguire una dieta estrema, fatta principalmente di privazioni alimentari e sofferenza, non solo fisica, ma soprattutto psicologica. La sensazione che pervade tutto il film, recitato alla grandissima dai nostri due protagonisti, è fortemente sofferente e malata, costringendo lo spettatore a stringere i pugni e lo stomaco più volte durante la visione. Bravissimo Garrone nell’individuare, nell’artigianalità dell’orafo, l’esatta cornice della storia, dove la ricerca ossessiva nella perfezione, attraverso la modellazione dei materiali trattati, permette al suo “autore” di raggiungere la perfezione tanto ricercata, nel lavoro come nella vita di coppia.
Il Vittorio è consapevole della sua malattia, concetto ribadito anche con il suo psichiatra, ma si rifiuta di abbandonare le sue fissazioni, convinto che il perseverare con esse, lo liberi dalla sua stessa ossessione, Un vero paradosso.
Al contrario Sonia, diventa sempre più prigioniera di questa nuova realtà, entrata ormai in una spirale senza uscita, fatta di privazioni e agonia, dove l’amore per Vittorio ad ogni costo, rischia di condurla alla morte. La scena del ristorante, dove lei perde la ragione, è di un malessere e disagio allucinanti.

Garrone è bravo ad allontanarsi dalla fonte d’ispirazione, il romanzo di Mariolini, realizzando una seconda parte ed un finale con dei colpi di scena ad effetto imprevedibili. Questo film rappresenta sicuramente uno dei vertici del cinema italiano, drammatico ed estremo, degli ultimi anni, ma non solo. Le tematiche della anoressia, bulimia e tutto ciò che riguarda i disturbi alimentari, sono temi scottanti ed attuali, destinati a continui dibattiti. Anche per questo motivo, il film di Garrone, un dramma quasi horror, è destinato ad invecchiare bene e, come il vino, a veder aumentare il suo valore nel tempo. VALUTAZIONE 9/10

H.E.

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