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PULP FICTION (1994) di Quentin Tarantino

“Ezekiel 25:17. The path of the righteous man is beset on all sides by the iniquities of the selfish and the tyranny of evil men. Blessed is He who in the name of charity and good will shepherds the weak through the valley of darkness, for He is truly his brother’s keeper and the finder of lost children. And I will strike down upon thee with great vengeance and furious anger thosewho attempt to poison and destroy My brothers. And you will know My name is the Lord when I lay My vengeance upon thee” Questa è solo una delle centinaia di citazioni memorabili e indimenticabili di un film entrato di prepotenza nell’immaginario collettivo sin dalla sua prima apparizione. Una pellicola generazionale per quanto concerne gli anni ’90 (grazie a dialoghi fulminanti al primo ascolto), influenzata come nessun altra dai decenni cinematografici che la precedono (spesso dal cinema di serie B) e senza dubbio destinata a influenzarne buona parte di quelli successivi. Un’opera forte di una rivoluzione (forse l’ultima) di un cinema destinato al grande pubblico ma finito per colpire critica e persino i palati più fini e raffinati del cinema cosiddetto d’autore. Sceneggiatura scritta sopra uno storico coffeeshop di Amsterdam (il Betty Boop, tappa obbligata nelle città olandese) da parte di Tarantino, reduce dal successo di Reservoir Dogs e con aspettativa altissime da parte del pubblico di tutto il mondo. Nessuno però si sarebbe aspettato una film così epocale e dominante verso il cinema contemporaneo. Basato su un soggetto con tre diversi episodi (più un doppio prologo ed un fenomenale epilogo) collegati tra loro in maniera atemporale (come il contemporaneo BEFORE THE RAIN di Milcho Manchevski), dove l’apice degli eventi finirà per essere un evento shock (una overdose, una testa esplosa ed una tortura sodomita). Tre eventi estremi che rappresenteranno solo la punta dell’iceberg di un mondo criminale che vive auto alimentandosi (come avviene nell’università della ‘strada’) di eventi copiati e incollati rapidamente per iniziare un confronto (esempio il sistema metrico decimale ampiamente usato da Jules prima di freddare il povero Brett), non privo di elementi semi-sovrannaturali o avvolti nel mistero (il contenuto della valigetta e tutto quello che ruota all’atto di Dio, punto nevralgico di inizio e fine dell’ultimo capitolo). Se la sceneggiatura è assolutamente straordinaria, i personaggi presentati entrano subito nel cuore dello spettatore, grazie ad una caratterizzazione fenomenale di ognuno di loro. Tra tutti primeggiano sicuramente i due gangster nero e bianco (ispirato come risaputo ai due sicari americani di LA MALA ORDINA di Fernando Di Leo) Vincent Vega e Jules Winnfield, interpretati rispettivamente da un rilanciato John Travolta ed un Samuel L. Jackson, da lì in poi star assoluta del cinema hollywoodiano. Terzo protagonista principale un Bruce Willis nei panni di un pugile tentato dal fottere il boss di turno ribaltando una scommessa imposta (forse il personaggio meno incisivo del lotto ma protagonista di una siparietto entrato anch’esso nella storia). Il numero considerevole di attori di prestigio, lanciati o rilanciati alla grande, presenti, si spreca. Icone senza appello diventeranno, oltre a quelli sopra citati, la bella e affascinate Mia (Uma Thurman) nei panni della signora Wallace e soprattutto Mr Wolf ‘risolvo problemi’ (‘europeo come English Bob’, citazione recente del capolavoro GLI SPIETATI uscito solo due anni prima e miseramente omesso nella versione tradotta in italiano), interpretato da un eccezionale e iconico Harvey Keitel. Per quanto concerne la trama degli episodi primari e secondari (dove brilla la storia narrata da Christopher Walken de ‘l’orologio d’oro’) è inutile riportarli, in quanto sono noti e arcinoti più della bibbia, mentre sulla colonna sonora sfioriamo la perfezione assoluta, in quanto non originale ma che riprende brani di genere diversi (rock, funky, blues e classica) sempre congeniali con i differenti momenti presenti nel film, violenti, ironici o drammatici.PULP FICTION è un film decisamente unico, simile a tanti del passato, uguale a nessuno e impossibile da replicare, figlio di un amore smisurato per il cinema spesso massacrato dai critici saccenti e con la puzza sotto il naso del passato, che ha permesso a Tarantino di esprimere tutta la sua passione celluloide, genialità vulcanica e irrefrenabile fantasia estrema, finendo poi per gettare le basi nuovo genere (dal sapore antico) crime e stile proprio inconfondibile per i suoi film futuri. Il cinema ‘pulp’, come di evince dal titolo, all’ennesima potenza e innaffiato da storie da bar, droghe pesanti, ritmo selvaggio alternato a momenti piacevolmente sornioni e personaggi che definire ‘cool’ e basta non rende loro giustizia! Da vedere e rivedere all’infinito (meglio se in lingua originale), tanto … non stanca mai!!! VALUTAZIONE 5/5

H.E.

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Una risposta a “PULP FICTION (1994) di Quentin Tarantino”

  1. Condivido tutto, tranne l’ultima riga: il doppiaggio e l’adattamento italiano di Pulp Fiction sono davvero qualcosa di sensazionale, e lo dice uno che predilige i film in lingua originale!
    Basta sentire in entrambi le versioni il discorsetto di Mr. Wolf, ma soprattutto la voce che ha Samuel L. Jackson; a questo proposito esistono vari filmati su Youtube con vere e proprie comparative tra l’originale e i vari doppiaggi della famosa citazione su Ezechiele, dove quasi tutti rimangono starbiliati dalla versione in italiano, e tra questi non pochi sono americani e inglesi!
    Consiglio spassionato, come fa spesso il sottoscritto, è di vedere le stesse scene in entrambi i formati (originale e italiano), che tanto con Pul Fiction non ci si annoia mai a vedere e rivedere xD!
    Complimenti per il sito 🙂

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