RED ANGEL (1966) di Yasuzo Masumura

Nervoso, morboso, realistico e maledettamente estremo…il misterioso fascino del cinema giapponese degli anni ’60 colpisce ancora, con un film ambientato sul fronte della guerra sino-giapponese del 1939.
L’infermiera Nishi viene inviata da Tokyo in Cina, a Tientsin, in un ospedale militare dove ha modo di sperimentare in prima persona le brutali conseguenze della guerra. In questo ospedale, Nishi assiste il dottor Okabe, specializzato in amputazioni, aiutandolo a salvare il maggior numero possibile di soldati giapponesi; il loro compito è arduo, viste le precarie condizioni igieniche e la quasi totale assenza di medicinali e personale medico. Stando a stretto contatto con i soldati, l’infermiera prende a cuore le vicende umane di diversi di loro, tra cui Orihara, rimasto senza arti e si innamora del dottor Okabe, schiavo della morfina e reso impotente da tale dipendenza……

In questa pellicola il mix di generi è micidiale. Sullo sfondo di un intreccio particolare d’amore, tra un dottore ed un’infermiera, quest’ultima ed un reduce di guerra, vediamo scene terribili quanto i film torture a noi più noti, come i Guinea Pig giapponesi ed americani, e scene dantesche, con decine di persone macellate e agonizzanti, simili a quelle del grande DIABEL di Andrzej Żuławski. I seghetti da campo e le forbici tagliano con ferocia e violenza inaudita gli arti dei poveri soldati, mentre i dottori al fronte diventano macellai e le infermiere assistenti improvvisate fredde e spietate.
In questo contesto la nostra protagonista assomiglia alla samaritana di Kim Ki-duk, in quanto prima si fa stuprare dal branco di soldati mutilati, poi aiuta un povero soldato rimasto senza arti superiori nelle faccende più intime, ed infine l’amore verso il dottore, ricambiato ma non fisicamente, la porterà verso un destino senza uscita e carico di sofferenza. Per (s)fortuna il film è in bianco e nero…..non oso immaginare il macello visionario in una eventuale versione a colori!
VALUTAZIONE 8,5/10

H.E.

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