SCALENE (2011) di Zack Parker

Thriller psicologico e drammatico costruito su diversi punti di vista, percettivi e complementari. Quello di Janice, una madre protettiva, del suo figlio ventiseienne mentalmente instabile Jakob causa di un trauma infantile, e della sua “babysitter” Paige, una studentessa del college come tante altre.  Nodo cruciale e nevralgico della storia uno stupro ai danni della ragazza da parte di Jakob, mai digerito dalla madre. Lo scontro tra loro sarà inevitabile….

Ad aumentare il nostro disorientamento durante la visione, ci pensano i differenti piani temporali, che finiranno per creare scompiglio e depistaggio sulla verità, ingannevole e nascosta fino a venti minuti dalla fine. Proprio l’ultimo atto sarà una sorpresa tutt’altro che scontata, destinata a lasciarci a bocca aperta e ci costringerà ad aumentare il voto finale su questa pellicola semplice ma sofisticata allo stesso tempo. Come nel successivo film del regista, PROXY, se un male sembra scorgere all’orizzonte, ecco arrivarne un altro ancora più grande, inatteso, inaspettato e letale. Prova recitava gigantesca da parte di Margo Martindale, nei panni della madre di Jakob, iperprotettiva, sconnessa e nevrotica, risultando antipatica per buona parte del film. Buone le interpretazioni, anche se qualità inferiore, da parte degli altri due protagonisti.

Citazioni varie e stile riportano, come accadrà per PROXY, alla memoria il maestro del brivido Alfred Hitchcock. Il cambio di passo nella parte finale ricorda non poco anche il cinema estremo ad effetto di cineasti giapponesi come Sion Sono e Takashi Miike, dove il gioco di prestigio riesce a graffiare e colpire forte come un fulmine a ciel sereno.  Un thriller originale, provocatorio, vorticoso e brillante, che tiene sulle spine e incollati allo schermo fino all’ultimo secondo. Fenomenale! VALUTAZIONE 8,5/10

H.E.

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