SLAUGHTER ME NAKED (Slagt Mig Nøgen) del 2014 di Sune Rolf Jensen

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Massima resa minima spesa. Quale frase migliore se non questa per definire questo film indie danese. Low budget ma con idee brillanti ed un’originalità inaspettata, perché se la prima mezz’ora, pur essendo bella carica di sangue e dolore, sa di roba già vista, la seconda è una graditissima sorpresa con immagini e sequenze oniriche ed allucinati che mischiano sogni, desideri e ricordi del nostro serial killer, naturalmente affogati nel sangue e nella violenza più becera. Il film inizia con dei ragazzi che stanno bevendo e fumando erba, con sottofondo musicale del metal pesantissimo a tutto volume. Il loro party viene interrotto da uno psicopatico con una calzamaglia bianca sulla faccia che li fredda uno ad uno, violentando con lame, e non solo, le ragazze del gruppo. Un home-invasion improvviso con riflessi di neo-giallo, slasher puro e con immagini di sesso e ragazze nude tipiche dei migliori (o peggiori) sex-exploitation degli anni ’70. E qua si vede, con risultati abbastanza modesti, l’amore di questo regista per il cinema horror e thriller del passato, con decine di citazioni e foto sparse per la casa di personaggi e cover del cinema horror. Quando una ragazza arriva a casa per festeggiare il compleanno del fratello (uno dei massacrati) troverà la sorpresa che non si aspettava, tutt’altro che piacevole…..

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Dopo questa prima parte senza infamia e senza lode il regista cambia totalmente atmosfera e qualità del film, concentrandosi sul serial killer,sulle sue paranoie ed allucinazioni. Vediamo favolose sequenze immaginarie o sognate, con musiche disturbanti e sequenze quasi weird e che strizzano l’occhio al cinema di Refn (infatti siamo pur tenendo conto dei limiti del low budget, ma siamo pur sempre in Danimarca). Assoluta protagonista diventa improvvisamente l’infanzia del nostro maniaco, dove si alternano i ricordi del passato con immagini disturbanti, degne di VISCERAL: Between the Ropes of Madness (Felipe ELuti) e HEADLESS (Arthur Cullipher). Chi ha visto questi due film citati ha già capito in che territori dell’estremo ci troviamo.

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In questo film ritroviamo anche in una parte significativa la protagonista del torture MADNESS OF MANY di Kasper Juhl.
Sufficiente la prima parte e ottima la seconda, veramente originale, malata e disturbante. Notevole film indie, forse non il più estremo dell’ultimo biennio, ma si difende maledettamente bene. Insomma, pane per i denti degli appassionati del cinema gore ed estremo. VALUTAZIONE 8/10

H.E.

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