STOIC (2009) di Uwe Boll

‘Prison movie’ ispirato ad una storia vera avvenuta in un carcere tedesco a Siegburg nel 2006. Dopo un inizio shock con il suicidio dei un detenuto, seguiamo quattro giovani detenuti mentre stanno scontando la pena tutti assieme in una singola cella. Durante una partita a poker, dove lo sconfitto dovrà mangiarsi un tubetto di dentifricio (purtroppo per lui si rifiuterà di rispettare la scommessa persa), si scatenerà nel branco una spirale di violenza e cattiveria senza limiti……..

Uwe Boll, prolifico e controverso regista tedesco con all’attivo più di trenta film realizzati, con STOIC firma una delle opere più estreme e disturbanti dell’ultimo decennio. La violenza fisica presente, selvaggia e senza sconti, passa spesso in secondo piano se confrontata con quella psicologica, con la tensione destinata ad aumentare in maniera esponenziale man mano che si avanza con la storia, che alterna gli interrogatori ai detenuti, post trauma e con l’uso del flashback, agli eventi succitati all’interno sempre e solo della cella. Una patina claustrofobica esalta il dramma e l’incapacità di reazione fisica da parte del più debole del branco, destinato a soccombere per la legge naturale del più forte. La regola “sei con noi o contro di noi” prenderà inevitabilmente il sopravvento. Un’involuzione dell’evoluzione umana, rappresentata in maniera disumana dove l’istinto di sopravvivenza è l’unica arma a disposizione per rimanere al di qua della barricata. Le logiche del piccolo branco e del carcere sono lo specchio e l’anima del conformismo vigliacco che attanaglia la base della nostra società contemporanea, dove il coraggio di opporsi al marcio finisce per sporcare l’anima di tutti e, come accade chiaramente nel film, da molte situazioni è impossibile uscirne voltandosi dall’altra parte.

Uwe Boll, spesso criticato, questa volta fa centro, senza virtuosismi particolari e prendendo spunto dalla succitata storia vera, mettendo in luce gli aspetti più malvagi, primordiali, crudi e viscidi dell’uomo e della sua natura più becera. L’efferatezza di alcune sequenze (quella della scopa su tutte) ed il continuo ‘gioco’ al massacro sono pugni continui allo stomaco dello spettatore, costretto al mal di pancia di fronte a tanta brutalità e violenza senza freni e tregua. Recitazioni notevoli, regia magistrale, location minimale, storia verosimile e tensione sempre elevatissima promuovono questo spietato ‘prison movie’ tra i migliori e scioccanti del genere. Non per tutti e solo per gli avvezzi ai film più disturbanti e feroci. Bomba estrema pura e cruda!   VALUTAZIONE 9/10

H.E.

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