IL TAMBURO DI LATTA (Die Blechtrommel) del 1979 di Volker Schlöndorff

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Film ispirato all’omonimo romanzo di Günter Grass e vincitore di svariati premi. Danzica, anni ’30 del secolo scorso. Voce narrante e protagonista di questa bizzarra storia è Oskar. All’età di tre anni, quando gli viene regalato un tamburino bianco e rosso, decide di non crescere più, rimanendo fisicamente un eterno bambino. La scelta assurda di Oskar va ricercata nella sua strana famiglia, la nonna, la madre, il padre e lo zio (forse). Quest’ultimi tre formano un’anomalo triangolo d’amore, passione e perversione, mai chiarito e dalle mille sfaccettature. A rendere ancora più ‘weird’ la storia, il piccolo protagonista viene a conoscenza di una dote particolare e degna del migliore supereroe, quella di emettere delle urla talmente potenti da rompere vetri e specchi. (Micidiale la scena della scuola, dove frantuma gli occhiali della severa maestra). Se tutto sembra strano ma idilliaco per il piccolo musicista, l’imminente seconda guerra mondiale porterà lutti indelebili nella sua vita, nuovi amici e familiari, alternando situazioni erotiche ad altre drammatiche e dolorose…….

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Un film che piace, incuriosisce e ci cattura, nonostante le oltre due ore di durata. L’anomalo e spesso inquietante Oskar si rifiuta, sin dalla sua nascita (balordissima), di capire e rapportarsi con gli adulti, o i “giganti”, come li chiama uno dei suoi pochi amici presenti nel film, un nano artista e circense che lo consiglia e dimostra di essere uno dei pochi a capirlo. Sottile la citazione, durante uno spettacolo con Oskar ed i suoi piccoli amici artisti, del film ‘Anche i nani hanno cominciato da piccoli’, quando una nana veggente indovina la data di nascita di un ufficiale nazista, che stranamente si chiama “Herzog” come il regista del citato film del 1970. Se le sequenze bizzarre abbondano, quelle erotiche non mancano, come quella del concepimento del suo fratellastro o quella con la sua “matrigna” nella cabina in riva al mare.

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Un film pieno e robusto di significati, dove gli adulti sono cattivi, cinici e spietati, indipendentemente dalla divisa che portano, nazista o dell’esercito russo. Mentre Hitler viene definito dal piccolo protagonista “Babbo Natale”, in quanto prometteva di “riempire” di regali i poveri polacchi. Il film, forse per omaggiare il nome del protagonista, all’epoca vinse anche l’oscar come miglior film straniero 😀 . Impossibile non citare il grande Mario Adorf, nella parte del presunto padre di Oskar. Un opera imperdibile, soprattutto per gli appassionati del cinema weird e bizzarro, senza però rinunciare alle metafore ed ai momenti drammatici. Quasi un capolavoro. VALUTAZIONE 9/10

H.E.

COMPLETO: IL TAMBURO DI LATTA

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