THE SHIELD (2002-2009) di Shawn Ryan

 

 

 

In un panorama televisivo in cui la il vecchio serial tv NYPD sembrava aver definitivamente scardinato la concezione di poliziesco in tv con il suo mix di sesso, storie adulta e una violenza mediamente più alta di quanto ci si era abituati, arriva nel 2002 come un fulmine quella che a tutt’oggi rimane l’insuperabile vetta di quanto sia possibile dire e vedere nel genere poliziesco, destinata a scardinare ogni regola conosciuta: The Shield. Creata da Shawn Ryan e composta da ben 7 stagioni (per un totale di 88 episodi) questa meravigliosa serie tv è quanto di meglio sia stato fatto nel genere dal seminale Vivere e Morire a L.A. di William Friedkin, inizia come una versione oscura del 87esimo distretto di Ed McBain e chiude come il più oscuro noir di Ellroy. Ispirata al celebre scandalo del distretto Rampart, racconta la storia della squadra d’assalto anti-gang composta dal violento, corrotto e carismatico Vic Mackey (Michael Chiklis) anti-eroe oscuro capace di sporcarsi le mani fin dal primo episodio (uccidendo a sangue freddo un suo “collega”) attraverso una serie di scandali, minacce e pericoli che li vedono constantemente immersi nella violenza e nell’illegalità più dilagante. Ma non si tratta di semplici “cattivi” e ogni personaggio è visto a 360° e il punto di forza della serie infatti è nelle splendide caratterizzazioni di ogni elemento. E’ la famiglia il perno centrale dell’intera storia:  ognuno della squadra la mantiene e la “protegge” contro ogni avversità, come fosse l’unico appiglio ad una normalità (ma meglio sarebbe dire “umanità”) che puntata dopo puntata sembra sempre allontanarsi. E “Famiglia” è anche il gruppo, la squadra, che compie il male per portare avanti un ideale di “bene” che sembra sempre vacillare. E sarà inevitabile la crepa che subiranno sotto questo aspetto che traghetterà, dal finale della terza stagione in poi, la serie verso territori oscuri e drammatici con una coerenza assoluta capace di tenere altissimo il tasso emozionale fino ad un finale nero come la pece e straziante che non ha rivali in nessun “media”, tanto al cinema quanto alla tv. The shield nella sua serialità non è esente da qualche sottotrama evitabile e “filler” che ogni tanto tende ad ingolfare la visione, ma sono piccole storture che non influiscono affatto nell’insieme, talmente coeso e duro, che non cede mai un secondo all’essere accomodante. La lente di Ryan infatti non fa sconti a nessuno: dalle gang di strada, alla mafia armena, all’intero sistema di polizia fino ad arrivare alle alte sfere politiche. Ogni cosa è corrotta e il male che produce male è qualcosa che non può essere fermato in nessun modo. Girata in 16mm con uno stile da “cinema-verità” che si rifà molto al noto programma televisivo “cops”, The Shield risulta splendidamente coesa anche sotto il profilo della forma segnando, alla sua uscita, un immaginario che allora non si era ancora visto portato così all’estermo e che anche il cinema tenterà di emulare (end of watch di David Ayer su tutti). Nonostante l’enorme tasso di violenza e scorrettezza (esecuzioni, pedofilia, sfregiamenti, violenze su minori, tossicodipendenza e quant’altro), nel corso delle 7 stagioni non sono mancate tantissime guest star di lusso come Laura Harring o una spietata Glen Close, ma tra queste illustri ospitate la parte del leone in questo caso la farà Forest Whitaker nel ruolo di Jon Kavanaugh, una sorta di anti-Vic Mackey, che con la sua presenza nella stagione 5 (la più bella, disperata e tesa di tutte) traghetterà The Shield verso i territori oscuri che si diceva all’inizio, facendola elevare da una “semplice” serie poliziesca in lidi da melò noir indimenticabili. Eccezionale comunque tutto il cast principale che vede oltre a Michael Chiklis un Walton Goggins (solo ora salito alle luci “hollywoodiane” con la partecipazione nei film di Tarantino dopo una vita intera passata a fare l’eterno caratterista) indimenticabile e che con il suo Shane Vendrell sarà protagonista dei momenti più toccanti (e anche “divertenti”) dell’intera narrazione. Da vedere assolutamente in lingua originale per non perdere l’immenso lavoro recitativo, The Shield è una visione impegnativa ma capace di ripagare ogni secondo che gli viene concesso. Un capolavoro insuperabile per la televisione e una tappa fondamentale da affrontare per capire l’evoluzione del genere nell’intera storia del cinema. 9,5/10

Raffaele Picchio

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