THE UNTOLD STORY (1993) di Herman Yau & Danny Lee Sau-Yin

Il vertice assoluto del cinema estremo di Hong Kong marchiato CAT III, ispirato ad una storia vera e con protagonista un pazzo furioso, carnefice prima e vittima poi (mica tanto però), unico ed inimitabile. Alla regia due leggende del cinema estremo di Hong Kong, con diversi titoli precedenti e successivi a THE UNTOLD STORY memorabili o almeno degni di nota (GONG TAU, EBOLA SYNDROME, DR. LAMB, TAXI HUNTER) ma anche delusioni come il recente NESSUN DORMA, recensito anche nella pagina facebook di HE.

Il film inizia narrando di un brutale omicidio ad Hong Kong avvenuto nel 1978, a causa di una partita di gioco andata a male. Dopo un balzo temporale di otto anni, nel 1986, ci postiamo nella spiaggia di Macao, dove dei bambini scoprono le mani mozzate lungo la riva. Uno squadrone di variopinti e bizzarri poliziotti, capitanati, per fortuna, da un astuto tenente (Danny Lee Sau-Yin, tra l’altro co-regista del film) iniziano ad indagare sulla vicenda. Le loro attenzioni ricadono sul misterioso e violento Wong Chi Hang, il nuovo proprietario del ristorante “Gli Otto Immortali”, divenuto misteriosamente proprietario da poco ma già noto nel quartiere per i deliziosi ravioli di carne di maiale che prepara personalmente………

Wong Chi Hang, interpretato da Anthony Wong, leggenda vivente del cinema asiatico, è uno psicopatico viscido e determinato a far valere le proprie ragioni ad ogni costo, sfruttando tutto quello che madre natura, come la carne umana, ottenuta a costo zero e utilizzata per riempire i ravioli di carne, tra l’altro regalati in un frangente ai poliziotti beoti, i quali sembrano usciti dalla serie tv DON TONINO con Gigi e Andrea Roncato.

Se per un’ora abbondante il film alterna violenza estrema, con tanto di uomini e donne affettati e macellati, a situazioni degne delle peggiori commedie italiane degli anni ’70, l’ultima parte spicca il volo letteralmente, con una delle mattanze più becere e crude del cinema horror anni ’90, non solo di Hong Kong. La fantasia nell’uso degli strumenti a propria disposizione, come bottiglie frantumate e le mitiche bacchette asiatiche per catturare il cibo, il fenomenale e geniale impasto dei ravioli, risultano ingredienti vincenti a fine visione, dove l’uso esagerato del sangue e lame riportano alla memoria perle estreme recenti, come il thailandese MEAT GRINDER (2009, Tiwa Moeithaisong)  o il giapponese COLD FISH (2010, Sion Sono). THE UNTOLD STORY è senza ombra di dubbio, uno dei film estremi più influenti del cinema asiatico estremo degli ultimi 20/25 anni. Questo è dovuto, oltre ad una sapiente regia, per la caratterizzazione perfetta del mostro e della polizia balorda ai limiti della demenza, tranne quando devono menare le mani, li sono proprio botte da orbi. Nei panni della cassiera momentanea troviamo volentieri anche l’attrice/regista di TRILOGY OF LUST.

Secchiate di sangue a fiumi, carne e frattaglie ovunque, cannibalismo involontario, amputazioni feroci e massacri indiscriminati dal primo all’ultimo minuto, per un must assoluto che, nonostante qualche ingenuità casereccia, convince anche dopo 24 anni. Un cultissimo estremo esaltante, convincente, strepitoso e destinato all’immortalità! VALUTAZIONE 9,5/10

H.E.

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