UNREST (2017) di Philippe Grandrieux

 

Il capitolo finale della trilogia dell’inquietudine di Grandrieux (WHITE EPILEPSY e MEURTRIERE i capitoli precedenti) è a sua volta suddiviso in tre segmenti ben distinti, sempre al rallentatore e privi di dialoghi, come i due lavori precedenti, ma con una ripresa a pieno schermo, normale e non rettangolare. Il primo segmento mostra una donna che si masturba su uno sfondo naturale ma sconnesso al tempo stesso. Un orgasmo vissuto come un’estasi infinita, utilizzando tutti e 5 i sensi (vista, udito, gusto, tatto e olfatto), a tratti lisergica e dalla forte connotazione naturale, quasi primordiale. Il secondo frammento riporta alla memoria quanto visionato in MEURTRIERE, senza la componente carnale erotica. Questa volta la figura femminile, senza veli come nel primo segmento, appare sola ed in balia dello spazio profondo. Nel capitolo finale ritroviamo la donna presente nel primo (questa volta vestita), sola, nel buio ed in preda alla paura umana e primitiva dell’ignoto. Questo capitolo finale appare ancora di più un’impenetrabile meditazione sul rapporto indissolubile tra morte, desiderio carnale e creatrice della vita, destinato a non scomparire mai nei pensieri e paure della donna. Le immagini eteree e primordiali, mostrate su tre piani differenti, mettono a fuoco, con il solito stile sperimentale di Grandieux, piaceri (masturbazioni dilatate nel tempo), paure (la solitudine della vita) e rassegnazione alla morte (l’oscurità dell’ultimo lapidario atto). Art house stimolante del terzo millennio, assolutamente imperdibile! VALUTAZIONE 8/10

H.E.

COMPLETO: UNREST

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