VERONICA (2017) di Alejandro Martínez Beltrán & Carlos Algara

Thriller messicano minimalista, con solo due protagoniste, dalla fortissima componente psicologica e con frangenti disturbanti che regalano qualche leggero brivido lungo la schiena, da non confondersi con un horror omonimo e spagnolo uscito sempre quest’anno e dedicato alle possessioni.
Una psicologa, che ha ormai smesso di praticare la professione da qualche tempo, si trova di fronte a un nuovo caso piuttosto insolito: Veronica, una bellissima donna che nasconde un insondabile mistero. Il suo precedente terapeuta è infatti scomparso misteriosamente, senza lasciare traccia. Le due donne vivranno faccia a faccia, per tutta la terapia, un viaggio che le condurrà a far emergere i loro segreti più reconditi.

Girato in un bianco e nero elegante per buona parte della pellicola, questo thriller psicologico ed erotico parte da solide basi iniziali, citando PERSONA di Bergman, per addentrarsi su terreni interessanti e tortuosi della psiche umana e ricordando vagamente THE EYES OF MY MOTHER di Pesce, mostrando le incredibili autodifese mentali ad abusi e sofferenze subite nel passato.
Il grande e lungo twist finale ribalta continuamente le rivelazioni sul passato e presente delle protagoniste, senza lasciare nulla al caso e decidendo, scelta non sempre apprezzata, di spiegare tutto, ma proprio tutto, quanto mostrato in precedenza.
Le scene erotiche e morbose, tra la paziente e la psicologa, sono magnetiche e lasciano senza fiato, enfatizzate da suoni e ‘rumori’ naturali eccitanti e stranianti. Una gradita sorpresa estrema, le scene violente non mancheranno, destinata ad aumentare ancora una volta lo spessore e la qualità del cinema messicano contemporaneo. VALUTAZIONE 8,5/10

H.E.

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