WOLF CREEK 2 (2013) di Greg McLean

Nel 2005 Greag McLean realizzava, con WOLF CREEK, uno slasher unico e innovativo nonostante la sua semplicità. Merito dell’ambientazione desolata e desolante del polveroso outback australiano, di una tensione dosata ed esplosa al momento, ma soprattutto di un cattivone di turno unico nel suo sotto-genere horror, ben caratterizzato ma privo di maschere gommose per bimbominkia, che vanno bene se hai 13 anni ma poi basta. Un serial killer, Mick Taylor, ispirato ad uno realmente esistito (Ivan Milat), caratterizzato in maniera strepitosa e magnetica da un John Jarratt monumentale. Riuscire a rendere credibile il secondo capitolo, senza cadere nella ripetitività dei sequel e senza snaturare il serial killer cinematografico più riuscito del nuovo millennio, McLean sceglie di esagerare, privando del mistero e dell’accumulo di tensione che hanno caratterizzato la prima parte del film precedente.
L’esaltazione del mitico Mick, più cattivo, feroce, xenofobo, misogino ed incazzato rispetto al primo film, finirà per stupire. Meritevoli entrambi (McLean e Jarrat) di non scivolare mai nella commedia trash (esclusa l’esagerata sequenza dei canguri volanti) e alzando in maniera considerevole il gore, l’alta macelleria e le capacità da super uomo di zio Micky, capace senza la minima difficoltà, con estrema naturalezza, di passare dalla macchina al cavallo, come un navigato cowboy, dall’autista di mezzi pesanti a cacciatore infallibile e spietato armato di fucile, frusta e naturalmente del suo amato coltello.

Dopo un inizio scoppiettante, con un ‘simpatico’ siparietto che vede coinvolto il prode Mick Taylor e due agenti di polizia, seguiamo le vicende di due turisti tedeschi in vacanza proprio nei pressi del vulcano spento situato nel parco naturale Wolf Creek, ignari che tale meraviglia di madre natura è anche il luogo preferito di caccia di Mick Taylor…….
Ottimo il cambio di passo nella seconda parte, complice un nuovo, inaspettato protagonista, colpevole di aver incrociato la strada di Mick e delle sue prede.
Ironia amarissima e riuscita, nella parte finale, con una presa in giro, condita da amputazioni e sangue a fiumi, esagerata e colossale ai tanto seguiti quiz televisivi. Sequenza fantastica!
Zio Mick è tornato di recente protagonista di una mini-serie TV, non perfetta ma quando interviene lui spacca come sempre e non delude mai. Uno dei pochi film dove il cattivo è amato, osannato e glorificato da tutti.
Visione obbligatoria e ricordatevi bene che la prima regola dell’outback è ….non fermarsi mai! VALUTAZIONE 9/10

H.E.

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