YOU WERE NEVER REALLY HERE (2018) di Lynne Ramsay

Lynne Ramsay, la regista di WE NEED TO TALK ABOUT KEVIN, è tornata, per nostra fortuna, con il botto. Una delle locandine che circolano online, per alimentare la nostra curiosità e attesa della visione di questo film, recita ‘IL TAXI DRIVER DEL 21° SECOLO’. Esagerato? Per nulla, anzi…..per qualità estetica, colpi di scena e shock rischia seriamente di superarlo, senza tralasciare gli incubi, inevitabili, destinati ad assalire e logorare un veterano di guerra vittima sempre in bivio tra due scelte nella vita da civile, il suicidio o la convivenza con incubi perenni ad occhi aperti. Cinema con la C maiuscola, per regia, interpretazione superlativa del suo protagonista (L’attore Joaquin Phoenix finalmente in un vero film estremo), colonna sonora magnifica (ad opera di Jonny Greenwood dei Radiohead), trama potente ed in continua evoluzione, dove i colpi di scena si susseguono in maniera vibrante e accompagnati sempre da sangue, splatter e gore per la gioia del popolo estremo, il quale raramente può godere di tali sequenze in un film di livello assoluto per estetica e fotografia, a volte fuori campo ma che colpiscono duramente allo stomaco in maniera prepotente e maledettamente efficace.

Il film, ispirato al racconto ‘Bored to Death, Blunt Talk’ di Jonathan Ames, mette al centro della sua storia Joe, un veterano di guerra ed ex dell’FBI che vive assieme alla madre anziana e malata, traumatizzato da un’infanzia difficile al cospetto di un padre violento amante del martello (arma destinata a diventare un marchio di fabbrica di Joe per le sue furiose battaglie) e da una guerra che probabilmente non è finita al suo ritorno a casa, ma è iniziata nella sua mente e non sembra affatto destinata a lasciarlo mai solo. Joe sembra senza futuro e l’unico lavoro che riesce a fare, evidentemente bene, è ritrovare le ragazze scomparse ad ogni costo, le quali spesso finiscono nel giro della prostituzione americana contro la loro volontà. Contattato da un amico, Joe accetta l’incarico da parte di un politico in ascesa, al quale hanno rapito la giovane figlia. Dopo aver scoperto dove la ragazza si trova sequestrata, Joe, armato del fedele martello da carpentiere, riesce a liberarla dopo aver massacrato i suoi rapitori. Come la succitata guerra che continua a tormentarlo nella sua mente, la liberazione non segnerà la fine, ma sarà l’inizio di un nuovo inferno che trascinerà Joe in un pozzo nero di malvagità e oscurità senza fine……..

Se la colonna sonora, destinata a diventare una delle più belle della storia dee cinema, ci avvolgerà con forza e adrenalina per tutta la durata del film, i rumori e suoni presenti nel film finiranno per diventare ipnotici e magnetici, potenti come un martello nelle nostre menti. Ogni frangente shock, che costringe il film a cambiare continuamente direzione e visione del male che circonda Joe, sgretolerà continuamente le certezze acquisite durante la visione. Se la prima parte è fondamentale per costruire il personaggio di Joe, con continui flashback del suo passato, dall’infanzia alla vita militare, il mostrare continuamente le cicatrici su fisico e mente di Joe, le sue abitudini, alcune ‘soffocanti’ e l’intro iniziale (tra i migliori di sempre), la seconda parte si evolve su terreni estremi inaspettati fino ad allora. Punto di rottura, propria a metà pellicola, l’elemento chiave sul destino beffardo del padre della ragazza scomparsa, con il vaso di pandora scoperchiato che minerà il terreno sotto i piedi di Joe. ‘Salvare per salvarsi’, in tre parole il cuore della vita non vita di Joe. Quando però l’ancora di salvezza non troverà il fondo e la gestione del problema diventerà incontrollabile, i fantasmi del passato torneranno a divorargli l’anima …. se esiste ancora. Tutto superlativo, dal montaggio del film alla violenza onnipresente nelle sue svariate forme (fisica, psicologica, delle memorie, sei sensi di colpa, da quella reale a quella immaginata), con un personaggio tormentato e analizzato perfettamente, ed infine un finale che lascerà, come è giusto che sia, diverse porte aperte ed interpretative su quanto visionato……dove il titolo appare profetico e maligno proprio in quegli ultimi minuti sospesi! Siamo al cospetto di pellicola mostruosa da qualsiasi punto di vista si desidera visionarla. Capolavoro totale e mozzafiato dei nostri tempi! VALUTAZIONE 10/10

H.E.

 

OPERA d’ ACCIAIO inossidabile che sà DOVE ANDARE,sà cosa VUOLE: una catena anche se ABBELLITA con fiori RIMANE pur SEMPRE una CATENA, ecco qui’ fiori e coriandoli non ci sono, RIMANE la pura COSCIENZA di un UOMO che mette da parte etiche e morali , bello e brutto, buono e cattivo e fà quello che DEVE FARE!!!
TECNICAMENTE PERFETTO,RECITAZIONE del PROTAGONISTA AL DI SOPRA di ogni speranza di similitudini ATTORIALI.
Quando non faccio le mie ricerche e non mi occupo dei miei settori penso a JOE… e al fatto che non ci rimane nient’altro che ANDARE AVANTI, punto e basta.
OBBLIGATA LA VISIONE!!!, PENA la non conoscenza del CINEMA vero!! VALUTAZIONE 10/10

Denis Poe

 

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One thought on “YOU WERE NEVER REALLY HERE (2018) di Lynne Ramsay

  1. Fantastico. I film che ti lasciano dentro qualcosa di emozionante. Sono quelle rarissime uscite annuali che cerchi e richerchi durante l’anno cinematografico, ma che non arrivano più, tipo Southbound nel 2015 (se avete altri titoli please consigliate…).
    10 confermato. Grande Phoenix.

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